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Testo del Codice

Se il Custode è un Dalish.
Quando i figli della nostra gente raggiungono una certa età, viene loro concesso il privilegio di indossare il vallaslin, la scrittura con il sangue. Questo ci distingue dagli sh'amlen, e dagli elfi che a essi si sono mescolati. Ci ricorda che non rinunceremo mai più alle nostre tradizioni e alla nostra fede.

Il rituale merita una grande riverenza. Chi riceverà il vallaslin deve prepararsi meditando sugli dei e sulle usanze della nostra gente e purificandosi il corpo e la pelle. Giunto il momento propizio, il guardiano della tradizione del clan applica la scrittura con il sangue. Questo viene eseguito in completo silenzio. Le grida di dolore sono segni di debolezza. Se non si riesce a sopportare il dolore della scrittura con il sangue, allora non si è pronti ad addossarsi le responsabilità di un adulto. Il guardiano può interrompere il rituale, se decide che la persona non è pronta a ricevere il vallaslin. Non c'è vergogna in questo, poiché tutti i bambini sono diversi, e un tempo ai nostri avi occorrevano secoli per diventare adulti.

—Narrato da Gisharel, guardiano del clan Ralaferin degli elfi dalish.

Se il Custode NON è un Dalish - Testo in Dragon Age II.

Dopo il mio incontro con gli elfi dalish lungo la via per Nevarra, studiai ogni libro sugli elfi che riuscii a trovare. Cercai leggende, miti e storie, e cercai di trovare un senso in essi. Ma dai libri non si può imparare tutto. Sapevo che per capire fino in fondo i dalish avrei dovuto cercarli. Col senno di poi, è un'idea spaventosa. A mia discolpa posso dire che ero giovane e quando ebbi questa idea ero inebriato. Sfortunatamente, anche dopo essermi ripreso, l'idea conservava un certo fascino e dimostrò una certa resistenza ai miei tentativi di ignorarla.

Dopo alcuni mesi cedetti a quel tarlo che avevo in testa e partii per scoprirne di più sui dalish. Girovagai per le foreste che circondavano Orlais per settimane prima di riuscire finalmente a trovare (o essere trovato) da un cacciatore dalish. Incappai in una delle sue trappole e di colpo mi ritrovai appeso a un albero con una corda stretta intorno a una caviglia.

Me ne stavo lì, indifeso, a testa in giù con il mantello sulla testa e la biancheria in bella mostra. La descrizione della mia situazione potrebbe provocare una risata, oggi, ma credetemi quando vi dico che non lo augurerei a nessuno. Fortunatamente, forse fu proprio il mio aspetto ridicolo a frenare la mano del mio assalitore: che minaccia potrà mai costituire uno sciocco umano con i mutandoni all'aria?

E così lui si sedette, accese un piccolo fuoco e iniziò a scuoiare il cervo che aveva cacciato. Presto trovai il coraggio di parlare. Cercai di assicurargli che non ero lì per fargli del male, ma lui rise e rispose che, se fargli del male era la mia intenzione, allora avevo fallito terribilmente. Alla fine ci mettemmo a parlare, e quando dico parlare intendo dire che io gli facevo delle domande a cui lui ogni tanto si degnava di rispondere.

Mi disse che, anche se alcuni dalish cercando gli umani per derubarli o spaventarli, la maggior parte della sua gente preferisce essere lasciata in pace. Sembrava credere che punire gli umani per le azioni compiute in passato non avrebbe generato che altra violenza. Gli chiesi dei complessi tatuaggi che aveva sul volto e lui mi disse che si chiamavano vallaslin, "la scrittura con il sangue". I suoi erano simboli di Andruil la Cacciatrice, una delle più importanti dee elfiche. Disse che i dalish si marchiavano a quel modo per distinguersi dagli umani e dagli elfi che avevano accettato di vivere sotto il dominio umano.

Quando ebbe finito di scuoiare il cervo, mi liberò. Mentre cercavo di rimettermi in piedi e aspettavo che il sangue mi defluisse dalla testa, scomparve.

Non raccomando ai miei lettori di cercare i dalish. Io sono stato fortunato ad aver incontrato quel tipo di persona, che mi ha permesso di andarmene illeso. Forse il Creatore veglia su coloro che cercano il sapere con un cuore puro. È un pensiero che mi piace coltivare.

—Tratto da "Alla ricerca del sapere: i viaggi di uno studioso della Chiesa", di Fratello Genitivi.

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