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Testo del Codice

Tata Goodwin restò riversa sulla dura pietra del molo di Kirkwall finché i marinai non se ne andarono con la sua borsa. Mentre si rialzava in piedi, una massiccia mano grigia si abbassò per aiutarla. Apparteneva a un qunari, uno dei giganti cornuti che erano giunti a vivere in città.

"Vi ringrazio", disse Tata Goodwin esitante, cercando la sua borsetta. "Se avessi saputo che il molo era così pericoloso, avrei chiesto a una guardia di messer G___ di accompagnarmi ad acquistare le erbe curative per i piccoli."

"Siete una tamassran", esclamò il qunari. "Sotto il Qun, nessun marinaio avrebbe osato importunarvi. Cosa ci fate qui?"

"Sono la bambinaia di messer G___", rispose Tata Goodwin, "e questi mi ha riso in faccia quando gli ho detto che i piccoli avevano bisogno di erbe curative, quindi ho dovuto procurarmele da sola."

"Sotto il Qun", disse il qunari, "le tamassran godono della massima autorità quando si tratta di accudire i bambini, e ricevono tutte le erbe curative di cui hanno bisogno. Perché messer G___ non vi ha dato ascolto?"

"Perché lui è un nobile", spiegò Tata Goodwin, "e io una semplice servitrice che bada ai suoi figli". Poi sistemò lo scialle in modo da coprire i lividi lasciati dai marinai sul suo corpo, oltre a quelli provocati dallo stesso messer G___.

"Sotto il Qun", disse il qunari, "tutti sono uguali, e le tamassran sono fiere del ruolo che svolgono".

Tata Goodwin si congedò dal qunari e fece ritorno alla città superiore con molte cose su cui riflettere.

—Un estratto da Le menzogne dei nobili, la verità del Qun, autore ignoto

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