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Testo del Codice

La famiglia Valmont ha le sue peculiarità. Questo vale per ogni famiglia nobiliare, ma i Valmont mostrano un particolare interesse per l'occulto. L'Imperatore Remille il Pazzo credeva nei fantasmi: era convinto che la madre defunta continuasse a consigliarlo e che l'ombra furibonda del fratello gemello tramasse contro di lui. Arrivò al punto di assoldare delle veggenti per comunicare con l'oltretomba e sopravvivere alla furia del fratello.

Suo figlio, l'Imperatore Judicael I, era affascinato da tutto ciò che era antico e arcano. Pare che la sua volontà di ricostruire il palazzo di Halamshiral, distrutto da una sommossa elfica, scaturisse dal suo interesse per il luogo in sé, piuttosto che da finalità politiche o inerenti al Gioco. Si narra che volesse svernare presso questa tenuta di famiglia perché convinto che il palazzo si trovasse sopra una concentrazione di magia elfica. Trascorrendo molti mesi qui, sperava di prolungare la propria vita come accadeva per i leggendari elfi immortali. Alla fine, però, gli anni passati a palazzo non lo salvarono da un attacco cardiaco che gli fu fatale.

Suo figlio più giovane, il Principe Reynaud, mostrava un simile interesse per gli elfi e le Valli. Collezionava statuette di halla, le bestie da soma dalish sacre a una delle loro false divinità e le conservava nella propria stanza al Palazzo d'Inverno. Questi manufatti, creati dagli artigiani dalish durante il Lungo Viaggio, furono poi trasformati in chiavi quando la figlia di Reynaud salì al trono. Per quale motivo? E cosa aprivano? Nessuno sa dirlo.

—Un estratto da Storia dell'architettura d'Orlais, Volume I, di Elodie Ferrneau

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