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Testo del Codice

È universalmente riconosciuto che per convincere una persona a commettere un crimine non ci sia niente di meglio che dissuaderla dal farlo. Purtroppo, la Chiesa dell'Era Divina ha avuto dei problemi con le ovvie verità. Pur non mettendo al bando la magia, anzi, visto che la Chiesa la usava per alimentare la fiamma eterna che arde nel braciere di ogni cappella, essa ha relegato i maghi ad accendere candele e lampade e, a volta, a pulire travi e cornicioni.

Cercherò di far riflettere per un attimo i miei lettori su quanto questo ruolo abbia giovato ai maghi del tempo.

Nessun si è sorpreso quando i maghi di Val Royeaux, per protesta, hanno spento le fiamme sacre della cattedrale, barricandosi all'interno della galleria del coro. Nessuno, tranne la Divina Ambrosia II, che si disse scandalizzata e cercò di ordinare una Sacra Marcia contro la sua stessa cattedrale. Anche i suoi Templari più devoti la scoraggiarono dal farlo. Per 21 giorni, i fuochi rimasero spenti mentre erano in corso le trattative, condotte, così narra la leggenda, a voce dal luogo dove si erano asserragliati i dimostranti.

I maghi accettarono di andare in esilio in una fortezza remota fuori dalla capitale, dove potevano essere tenuti sotto controllo dall'occhio vigile dei Templari e da un consiglio dei loro stessi maghi anziani. Lontani dalla società comune, e dalla Chiesa, i maghi formarono la loro società chiusa privata, il Circolo, separata per la prima volta nella storia dell'umanità.

—Tratto da Dei Fuochi, dei Circoli e dei Templari: la storia della magia nella Chiesa, di Sorella Petrine, studiosa della Chiesa.

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