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Testo del Codice

Il mio incarico di ambasciatore presso la corte nevarriana ebbe inizio, convenientemente, con un decesso. Appena arrivato mi informarono che Sifas Carrenter, mio predecessore e mentore designato, era morto nel sonno. Niente di cui stupirsi, considerata la sua età avanzata. Invece di procedere alla cremazione, però, fu convocato un mortalitasi, uno di quei maghi vestiti di grigio che sembrano essere in ogni angolo del palazzo.

A Porto Brullo mi avevano parlato a lungo dei mortalitasi. Alcuni mi avevano messo in guardia dalla loro abilità politica, sviluppata nei secoli trascorsi così vicino al trono. Altri li descrivevano come chirurghi spettrali con macabri grembiuli di cuoio, intenti a riesumare cadaveri al chiaro di luna nella loro Grande Necropoli.

Il mortalitasi che si rivolse a me era invece una donna cordiale e dalla chioma rossiccia che emanava un forte odore di sapone. Mi spiegò che Carrenter si era guadagnato l'onore di essere preservato e sepolto nella Necropoli. Può sembrare una pratica barbarica, ma sapevo che esigendo una cremazione avrei causato danni irreparabili ai miei rapporti, e soprattutto a quelli di Porto Brullo, con Nevarra.

La donna sembrò apprezzare il mio ringraziamento e prese a illustrarmi alcuni dei loro rituali. Non entrò nel dettaglio, ma bastarono quei brevi accenni alle loro arti a farmi rizzare i capelli. Riuscii tuttavia a non scompormi. I mortalitasi hanno un legame di sangue con il trono. Se dovessi morire nell'esercizio delle mie funzioni, al pari di Carrenter, il mio corpo finirebbe nelle loro mani. E in una terra in cui morte e politica sono intrecciate, non conviene essere sgarbati.

—Galen Vedas, ambasciatore di Porto Brullo a Nevarra, 9:6 Era del Drago

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