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Testo del Codice

Può la dura pietra piegarsi a un preciso intento? Può attrarre per il suo femmineo primordiale, pur risplendendo di una virtù ispiratrice? Questa fu la sfida posta allo scultore Arwand de Glace, artigiano e figlio dell'Imperatrice Vougiene di Orlais. Un'opera a tempo perso e magniloquente in un'epoca di eccessi, di fronte alla quale egli, tuttavia, non si tirò indietro, con le riserve di un'intera nazione e l'impulso di una malsana passione. Il soggetto? La Nostra Signora, rappresentata in modo assai poco tradizionale.

La folle ambizione di Arwand evocò la forma di Andraste priva degli ornamenti di guerra e dei parametri sacri assunti da morta. Un soggetto vivo, autorevole, osceno, ma al contempo ispirato. A fissarla si rimaneva ammaliati, spiritualmente e fisicamente. Fu quest'ultimo aspetto ad allarmare i rappresentanti della Chiesa, inorriditi al pensiero che la Nostra Signora potesse esercitare un tale fascino primordiale, anche se in fondo erano i primi a subirlo.

L'opera non poteva essere distrutta senza incrinare l'equilibrio fra l'impero e la Chiesa, così fu adottata una severa censura, mascherata con la volontà di onorare la Nostra Signora. Gli incantatori furono incaricati di prolungare l'etereo che nasconde l'Oblio, avvilluppandone la scultura come un mantello. La figura della Nostra Signora è impressa nella pietra e nel mondo, ma gli occhi mortali non potranno più ammirare il suo tesoro nascosto, celato dai veli.

Come spesso accade, le conseguenze inattese tormentano coloro che hanno agito con intenzioni pure. Sarebbe bastato un lenzuolo di un certo spessore a coprire la nudità. Per com'è stata concepita, l'opera dello scultore può essere apprezzata solo se la si tocca con mano, e mani indotte in tentazione, miste a un innocente desiderio di chiarezza, hanno generato ogni sorta di astruso contatto.

—Da "Arte e peccato: le meraviglie proibite della Fede" di Foisine de Petitforet, traduzione di Philliam, un bardo!

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