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Testo del Codice

Stimata Imperatrice Celene,

Concordo! I Liberi Confini sono considerati in modo davvero strano da certi individui. Sulle mappe vedono un nome scritto lungo le vallate a sud del fiume Minanter e subito immaginano che si tratti di una nazione come il Ferelden. Con un solo sovrano, un solo esercito e una cultura comune. Ma non potrebbero essere più lontani dalla realtà! I cittadini seri e arcigni di Tantervale non sono affatto simili ai festaioli di Wycome, i quali a loro volta sono totalmente diversi dagli altezzosi commercianti di Kirkwall. Siamo molte nazioni schiacciate sotto un solo nome sulle mappe, e questo perché la verità non può avere confini netti.

A tal proposito, conosco un detto illuminante: "Abbiamo un principe a Porto Brullo, un margravio ad Ansburg, un teyrn a Ostwick e un visconte a Kirkwall... ma nei Liberi Confini non vogliamo re." Ciò almeno da quando Fyruss si autoproclamò re, sette secoli fa, per poi essere immediatamente spodestato dal fronte unanime delle nostre grandi nazioni. Siamo disposti a unirci soltanto in presenza di un nemico comune, formando un'armata tanto variegata quanto formidabile. Sapevate che il Custode Grigio Garahel riuscì a unirci durante l'Era Sacra? Marciammo insieme contro i prole oscura, verso la gloriosa vittoria di Ayesleigh. Dopodiché, tornammo subito ai nostri piccoli litigi.

Ma l'aspetto più importante dei Liberi Confini è insito nel nome stesso: la libertà. Siamo artefici del nostro destino, e ne andiamo fieri. L'altra occasione in cui ci coalizziamo corrisponde all'arrivo del Gran Torneo in città. È un evento che ci consente di esprimere fieramente la nostra identità di fronte ai forestieri. Celebriamo la libertà e siamo perfino disposti ad abbracciare un pomposo abitante di Porto Brullo! Tutto questo dura solo lo spazio di un giorno, purtroppo, ma non è certo un male, non trovate?

—Lettera del ser Cancelliere Joffrey Orrick di Tantervale all'Imperatrice Celene, 9:29 Era del Drago

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