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Testo del Codice

Ho discusso con la maga Avvar fino a notte fonda. Se non avessimo stabilito una tregua con questi barbari per combattere la Prole Oscura, saremmo venute alle mani. Hanno una concezione del Creatore del tutto puerile! Credono che sia uno "spirito" e che l'abbiamo contrariato perché "non risponde ad alcuna delle nostre preghiere". Quando ho cercato di spiegarle la dottrina del Canto, la maga ha proseguito con assurdità del tipo "Andraste non aveva le proprie divinità?" o "Perché non avete intonato canti a un altro Creatore?". Così le ho chiesto come potessero venirle in mente simili bestemmie, e le sue risposte mi hanno gelato il sangue.

Gli Avvar scambiano gli spiriti per "dei", considerandoli come numi tutelari da lusingare e ringraziare di continuo. Con crescente orrore ho ascoltato la maga mentre spiegava che gli Avvar evocano gli spiriti per ricevere "forza in battaglia" o qualche consiglio. Sosteneva che alcuni spiriti intorno al suo villaggio "vivevano" insieme alla comunità da decine di generazioni, talvolta assumendo le sembianze di un animale o di parenti defunti "per trasmettere la loro saggezza".

L'aspetto più curioso, però, riguarda il caso in cui un "dio" viene distrutto: in questa eventualità, gli Avvar danno inizio a un anno di offerte, preghiere e rituali che non ho alcun interesse di approfondire. Finito questo periodo, un nuovo spirito eredita il nome e il ruolo di quello estinto. Ho cercato di spiegare che non si tratta affatto di "dei", bensì di spiriti curiosi. Al che la maga Avvar ha dichiarato, con una ridicola aria di superiorità, che il punto non era questo.

Se l'altro giorno non mi avesse salvata da un hurlock inferocito, riferirei tutto ai templari.

—Dal diario personale di Illna Allenish, una maga in servizio nell'esercito fereldiano durante il quinto Flagello

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