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Testo del Codice

Espressi la mia incredulità al commesso del negozio, il quale si risentì per le mie insinuazioni, insistendo nel dire che ogni singolo articolo dell'Emporio Nero era autentico e che lui non vendeva oggetti contraffatti o imitazioni da quattro soldi.

Evidentemente non sembravo molto convinto, dato che il commesso mi fissò con tanto d'occhi e sparì nel retro, facendo capolino solo qualche minuto più tardi. Aveva tolto il barattolo di mele in salamoia dall'espositore e aveva iniziato a rimuovere con cautela, quasi con devozione, il sigillo di cera dal tappo.

Lo osservai affascinato mentre apriva il barattolo e ne estraeva una bella mela rosata. Sembrava che fosse stata raccolta il giorno stesso, matura al punto giusto. Il commesso prese un coltellino, tagliò una sottilissima fetta di polpa e me la offrì.

Aveva un sapore davvero straordinario: una mela perfetta. Racchiudeva in sé l'essenza delle mele già gustate in passato e di quelle ancora da assaporare. Quando quella sensazione svanì, il senso di vuoto che mi pervase fu talmente grande da indurmi al pianto.

Il resto della mela fu riposto nel barattolo, che fu quindi nuovamente sigillato. Pagai cinque sovrane per quel piccolo assaggio, e fu un vero affare.

—Dalle lettere di Fratello Ferdinand Genitivi a Sorella Petrine, studiosa della Chiesa

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