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Testo del Codice

Camminavo nel deserto quando vidi un'enorme figura corazzata, la cui sagoma oscurava il cielo. Sulle prime non restai particolarmente impressionato, ritenendola una semplice statua monumentale. Avvicinandomi, però, dinnanzi ai miei occhi prese forma un guerriero massiccio, ma aggraziato, che mi puntò contro un bastone munito di lama, da cui scaturì un fascio di energia. La mia posizione era tutt'altro che ottimale (la potente magia primordiale mancò per un soffio il mio volto), eppure mantenni la calma e implorai il possente golem di avere pietà di me.

La voce del gigante corazzato sembrava scuotere il cielo e far gridare le stelle. Aveva sete di magia per mantenersi in vita, mi disse, e il sangue della terra era la sua linfa vitale. Avendo familiarità con i nani e il lyrium che fornivano ai nostri maghi, diressi il golem dal mago Atronis, nella vicina Perivantium, e l'essere se ne andò senza dire una parola.

Ho ideato i guardiani del cancello ispirandomi proprio a questo incontro, per quanto fantasioso possa sembrare. Riguardo al motivo per cui ho fatto inserire una piccola barra di lyrium in ogni guardiano, ammetto che è principalmente uno sfizio personale. Se l'Arconte Ishal, da autocrate illuminato qual è, provvederà affinché le mie statue siano apprezzate in tutto l'Impero (so che una di esse sarà eretta all'Accesso Occidentale), coltivo la flebile speranza di vederne una prendere vita e camminare come quel golem del deserto.

—Storia attribuita ad Appius Trius, noto scultore le cui creazioni accendevano l'immaginazione di tutti coloro che le ammiravano, da Artisti dell'antico Tevinter

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