Dragon Age Wiki
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Testo del Codice

Se il Custode è un Elfo Dalish...
È difficile parlare ai nostri figli della nostra gente che ha scelto di vivere nelle città degli sh'amlen. Loro mi chiedono: "Perché mai qualcuno vorrebbe essere trattato così?" e a volte non so come rispondere. Non lo capisco nemmeno io. Erano stati liberati, ma hanno ripreso a vivere al servizio dei loro vecchi padroni. Vivono all'interno di zone chiuse nelle città degli sh'amlen. Svolgono i lavori più meschini e non vengono ricompensati. Perché? Non lo so.

Noi diciamo ai bambini che gli elvhen sono forti, orgogliosi, ma loro sentono parlare di questi elfi di città che preferiscono sgobbare sotto il pugno di ferro degli umani. Come possiamo insegnare loro che cos'è l'orgoglio quando sanno che ci sono altri che si lasciano calpestare nella polvere? Allora noi diciamo loro che gli elfi di città vanno compatiti, che hanno abbandonato la propria gente e la propria eredità. Diciamo loro che alcune persone si sono talmente abituate a essere controllate che, una volta libere, non sanno più cosa fare di loro stesse. Sono deboli e hanno paura: paura di ciò che è sconosciuto, della nostra vita da nomadi. Soprattutto, hanno paura di sperare che un giorno avremo di nuovo una casa tutta nostra.

—Gisharel, guardiano del clan Ralaferin degli elfi dalish.


Se il Custode è un Elfo di Città...
Gli umani raccontano storie di Andraste, che per loro era una profetessa. Per la nostra gente, invece, fu fonte di ispirazione. La sua ribellione contro il Tevinter aprì una finestra da cui vedere il sole, e noi ci allungammo verso di essa con tutte le nostre forze. La ribellione fu breve ma ebbe successo; e anche dopo la morte della profetessa continuammo a combattere per l'indipendenza, mentre l'Impero umano iniziava a crollare. Alla fine conquistammo la libertà e le terre meridionali note come le Valli, e iniziammo il Lungo Viaggio verso la nostra nuova casa. Lì, nelle Valli, la nostra gente ridiede vita alla tradizione perduta come meglio poteva. Chiamammo la prima città Halamshiral, "la fine del viaggio", e fondammo una nuova nazione, isolata come era giusto che fosse, protetta da un ordine di Cavalieri di Smeraldo, atto a difendere i confini dai problemi umani.

Ma sapete già che qualcosa andò storto. Un piccolo gruppo di elfi attaccò il vicino villaggio del Crocevia Vermiglio, un gesto di rabbia che scatenò le rappresaglie della Chiesa che, grazie alla sua superiorità numerica, conquistò le Valli.

Non fummo schiavizzati come in passato, ma ci fu proibito adorare i nostri antichi dei. Ci era consentito vivere tra gli umani solo come cittadini di seconda classe che adoravano il loro Creatore, dimentichi ancora una volta dei brandelli di tradizione che avevamo conservato attraverso i secoli.

—"L'ascesa e la caduta delle Valli", narrato da Sarethia, hahren dell'enclave di Altura Perenne.


Se il Custode non è un Elfo (descrizione del codice in Dragon Age II)...
Quando la Sacra Marcia delle Valli portò al disfacimento del regno elfico, lasciando senza una casa molti elfi, la Divina Renata I dichiarò che tutte le terre leali alla Chiesa avrebbero dovuto accogliere gli elfi tra le loro mura. Considerate le atrocità commesse dagli elfi al Crocevia Vermiglio, questa era una prova della grande carità della Chiesa. A una condizione, però: gli elfi avrebbero dovuto abbandonare i loro dei pagani e vivere sotto il dominio della Chiesa.

Alcuni degli elfi rifiutarono la nostra buona volontà. Si unirono e formarono gruppi nomadi di elfi dalish, mantenendo le loro antiche usanze, insieme all'odio per gli umani. A oggi, i dalish continuano a terrorizzare chi di noi si avvicina troppo ai loro accampamenti. La maggior parte degli elfi, comunque, capì la cosa più saggia da fare era di vivere sotto la protezione degli umani.

E così accogliemmo gli elfi nelle nostre città e cercammo di integrarli. Li invitammo nelle nostre case e gli assegnammo impieghi come servitori e braccianti. Qui, a Denerim, gli elfi possiedono persino un loro quartiere, controllato da un guardiano elfico. La maggior parte di loro si è dimostrata essere una fetta produttiva della società. Comunque, una piccola frazione della comunità elfica continua a non essere soddisfatta. Questi fastidiosi piantagrane insoddisfatti vagano per le strade provocando confusione e ribellandosi contro le autorità.

—Tratto da "Ferelden: folklore e storia", di Sorella Petrine, studiosa della Chiesa.

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