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Testo del Codice

Una pagina strappata da un diario:

"Kolg, cieco alla Pietra!" cantavano. Le loro sudice dita mi schiacciavano la faccia per terra, strappandomi la carne dall'orecchio e facendomi sanguinare. Due pollici mi perforavano gli occhi. Le loro voci erano forti. Potenti. Ma non come la sua. Quella della Pietra. Quando mi abbandonarono nella quieta oscurità, lei era ancora al mio fianco. La sua lieve cantilena mi indicò la via della redenzione: un canto tutto mio.

Guidato dall'amore della Madre, raccolsi la roccia del canto. Dicevano che mi avrebbe avvelenato, ma sapevo che la Madre non l'avrebbe consentito. Ero suo figlio. La melodia racchiudeva segreti destinati soltanto a me.

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La pagina insanguinata di un diario:

Il canto è morbido, ma difficile da spezzare. Sento le parole. Riesco perfino ad assaporarle. Ma non a pronunciarle. Forse la Madre vuole che mi cavi i denti.

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La pagina accartocciata di un diario:

La Madre mi culla mentre dormo. È calda. Tanto calda. Sento il suo ritmo bruciarmi la gola, finché i minatori e le loro grosse mani crudeli sono un lontano ricordo. Kolg è un ricordo. Io sono il figlio. Ondate di parole. Mi lascerò investire. Affogherò in esse. Per lei.

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L'ultima annotazione in un diario macchiato, con molte pagine mancanti:

Il canto della Madre fuoriesce da me. Fuoco liquido che sgorga da occhi, bocca e orecchie. Mi sono offerto a lei, per diventare un verso del suo canto. Finalmente sono compiuto. Non si è mai trattato delle parole, solo del canto.

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