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Rovine della realtà è un racconto di John Dombrow.[1] È stato pubblicato il 4 dicembre 2020, come parte della celebrazione della Giornata di Dragon Age.

Storia[]

Rovine della realtà

C'era qualcosa che non andava nella Foresta di Arlathan. Per Strife era evidente, mentre schivava un ramo che quasi gli staccò la testa. Le foglie erano come lame, perciò preferì ferirsi un orecchio ed evitare di perdere l'intero cranio.

Ma non era il dolore a preoccupare l'elfo dall'argentea chioma. E neppure la confusione degli ultimi tre giorni che aveva trascorso nei boschi, sicuro di essere diretto a nord quando invece la direzione era sud. O il fatto che riuscisse a ricordare il sole nascere e tramontare solo una volta. O la sconcertante consapevolezza che la sua consunta e sempre affidabile mappa della Foresta di Arlathan, mappa che segnava ogni sentiero, caverna e rovina elfica, non era più affidabile. Una gola, che prima richiedeva un'ora di cammino, adesso ne esigeva cinque. Era come se il paesaggio si fosse allungato. Trasformato. Neppure il ramo assassino lo allarmò così tanto. Aveva già affrontato i silvani, alberi posseduti dai demoni dell'ira, e il problema non erano loro. Quell'onore apparteneva all'inspiegabile vista che gli si parò davanti...

Egli stesso. Strife. Facendosi strada tra i rovi, schivando gli alberi assetati di sangue con un'urgenza familiare. Un altro se stesso. L'altro elfo si nascose dietro una colonna di pietra avvolta da viticci. Guardava furtivo lo stesso diario rilegato in cuoio: lo stesso che lui teneva in mano. Era una reliquia del clan Morlyn, tramandata da generazioni. Il loro Guardiano lo aveva dato a Strife, quando il mese scorso aveva cominciato a scriversi da solo. Annotazioni misteriose erano comparse dal nulla, e descrivevano rovine sacre nella Foresta di Arlathan che proteggevano un favoloso manufatto.

Strife lo stava leggendo in quel momento. E così il suo sosia. Entrambi incantati dinanzi a una statua della divinità elfica Ghilan'nain che teneva in mano la statuetta di cristallo di un halla, proprio come descritto nel diario.

"E adesso?" Non riuscì a dire altro al suo doppio. E non ricevette risposta. Un ramo tagliente incombeva alle spalle del sosia. Il crepitio del legno gli diede un attimo per accorgersene e mettersi al riparo... e fu in quel momento che Strife capì che avrebbe subito lo stesso fato. Tac! Come certi bizzarri déjà-vu, un ramo si spezzò alle sue spalle mentre un altro, affilato come una lama, quasi lo impalò.

"Non è reale", mormorò una voce nelle vicinanze. "È come un miraggio. O un'eco." Strife si voltò e vide un lupo vibrare di energia magica. Quando il bagliore svanì, Irelin, la sua amica elfa mutaforma, prese il suo posto. "Mi è successo ieri. Ho visto un branco di lupi. Erano tutti... me."

"Cosa? Io ti ho visto un'ora fa."

"Io non ti vedo da quattro giorni." Gli elfi si guardarono con terrore condiviso. All'opera c'era una qualche magia antica. Vecchia di eoni. "Presto, prima che svanisca. A sinistra!"

Strife corse a sinistra, confidando che l'amica avesse un piano. Come uno specchio, lo stesso fece la sua eco, attirando l'attenzione dei silvani assassini. A quanto pare, il piano era di fare da esca.

"Sono un'esca!" Strife si lamentò a voce alta.

"Hai un sostituto se serve! Ci vediamo all'accampamento!" Irelin gridò mentre si lanciava nell'aria, mutandosi in un'enorme aquila. Mentre Strife attirava l'attenzione degli alberi spietati, Irelin scese in picchiata e strappò la statuetta dalle mani di Ghilan'nain con i suoi artigli. La statua non mollò facilmente la presa, ma neppure Irelin si risparmiò. Con uno strillo rabbioso conquistò il premio e scomparve nel cielo.

L'altro Strife scomparve. I silvani si chetarono. L'incantesimo era spezzato. Ma Strife riconosceva un presagio quando si presentava.

C'era qualcosa che non andava nella Foresta di Arlathan.

Riferimenti[]

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