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Qunari - Casa delle Maree (simbolo araldico)

Il Qun è un codice d'onore basato sugli scritti di Ashkaari Koslun, e che comprendono tutto, dalla filosofia, alla legge, alla guida legislativa, all'architettura sociale per governare i qunari ("Popolo del Qun"). Il Qun definisce il ruolo di tutti e tutto nella società dei qunari, indipendentemente che sia spirituale o mondano. Per esempio, alcuni qunari vengono cresciuti come soldati sin dalla tenera età. Ci si aspetta da loro che siano forti, disciplinati e stoici, e che aderiscano ai principi di onore e dovere senza fallire, come definito nel Qun.

Mentre il Qun copre un ampio spettro complesso di argomenti, riassumerlo o spiegarlo a coloro che non sono cresciuti nel Qun è difficile. Molti quesiti da parte degli estranei vengono accolti con rifiuto, non per malafede, ma perché la maggior parte dei qunari conoscono solo quelle parti del Qun che influenzano i loro specifici doveri.[1] Soltanto i sacerdoti ne hanno un quadro generale per insegnarlo, ed anche loro comunque devono studiare con rigore.[2]

Concetti[]

Asit tal-eb[]

Un importante concetto nel Qun è l'idea di "Asit tal-eb"-"Così deve essere": l'idea che tutto e tutti nel mondo hanno una natura, e che tutte le cose sono un tutt'uno per formare un ordine adeguato. Per esempio, i Karasten sono soldati. Il Qun li ha resi tali. Essi non possono mai discostarsi dal percorso assegnato, e non possono essere altro di diverso. Ma, essi sono liberi di scegliere all'interno del proprio ruolo. Di accettarlo e di affermarsi, o di negarlo e morire.[3] È una scelta individuale di ognuno se agire secondo la propria natura e la natura del mondo, od opporsi all'ordine, e combattere contro se stessi e contro il mondo. Il singolo non è davvero "individuale", ma parte di un tutt'uno. La loro stessa natura contribuisce alla natura del mondo, perciò la loro lotta contro l'equilibrio interferisce con l'equilibrio del tutto. Per questo, la società non è considerata artificiale, ma parte della natura.

Il Qun insegna che tutti gli esseri viventi hanno un posto e uno scopo, e solo quando sono al posto giusto e padroni del loro sé, possono sperare di raggiungere l'equilibrio. E quando l'equilibrio è perso, ne consegue sofferenza. Perciò, la padronanza di sé è il primo e il più importante dovere.[4]

Ben-Hassrath[]

Il Qun detesta lo spreco, e ogni persona è una risorsa preziosa sotto il Qun. I Ben-Hassrath sono la polizia del Qun e vedono la ribellione e il discontento come una malattia che può essere curata.[5] I Ben-Hassrath sotto la categoria "Azione pericolosa", si coordina con l'esercito qunari per rintracciare i temuti ribelli Tal-Vashoth, è un'attività simile a quella del cacciatore di taglie. I rieducatori Ben-Hassrath sotto la categoria "Finalità pericolosa", si occupano poi di trattare i criminali e i ribelli che sono contro il Qun, determinando se debbano distruggere la mente del soggetto con del veleno conosciuto come qamek, o se possono riabilitarli attraverso educazione e trattamento. Coloro che vengono riabilitati vengono curati dalla loro "malattia" e viene loro assegnato un lavoro semplice. E anche coloro che vengono avvelenati dal qamek, i Viddath-bas, hanno uno scopo nel Qun come operai senza cervello.

Al di fuori dei confini qunari, gli agenti Ben-Hassrath sotto la categoria "Domande pericolose" sabotano o spiano le culture estranee che possono essere una minaccia per gli interessi qunari.[6]

Una sacerdotessa chiamata Viddasala, o "colei che converte lo scopo", si occupa della conversione dei forestieri, la rieducazione dei qunari dissidenti, e la collezione e quarantena della magia. La Viddasala guida il ramo Ben-Hassrath della "Finalità pericolosa".[7]

Ash[]

In generale, i qunari non cercano di costringere alla conversione al Qun, ma piuttosto la incoraggiano. Come disse Sten, "Il Qun è un sentiero che si segue, non una catena che lega."[8] I qunari credono nelle maniere forti quando esortano potenziali convertiti o qunari ribelli ad abbracciare il Qun. I qunari credono che coloro che abbandonano il Qun sono destinati a rovinare se stessi e gli innocenti, o che causino sofferenza a coloro che amano con la loro mancanza di saggezza e padronanza; perciò i qunari li lasciano lottare con le conseguenze delle loro azioni come modo per insegnare loro quanto siano folli nelle loro vie.[9][10]

Si può ottenere la libertà dalla follia solo attraverso l'illuminazione, eppure non si può dare la libertà. Ogni persona può sceglierla per sé. Se uno dovesse salvare un altro dai propri problemi, quest'ultimo non imparerebbe nulla né su se stesso né sul suo rapporto con l'ordine naturale del mondo. La mancanza di saggezza che impedisce a un individuo di soddisfare le richieste del Qun, non può essere risolta da nessuno che non sia egli stesso, quindi offrirgli aiuto non richiesto sarebbe come negargli la salvezza del Qun.[11]

Inoltre, i qunari credono che per realizzare il proprio scopo predestinato, bisogna cambiare se stessi per adattarsi al mondo. Come Saarath dice a Tallis:"Il mondo cambia l'io e dobbiamo dimostrarci capaci di dominare le sue numerose mutazioni."[12]

Aqun e Issqun[]

Tuttavia questo non significa che i qunari siano passivi quando fanno del proselitismo con la loro fede. Essi potrebbero anche manipolare la situazione, provocare le persone, o semplicemente persuaderle sui pregi del Qun per avere dei potenziali convertiti e raggiungere il loro scopo. E la conclusione è che la dipendenza di un individuo dai loro miseri vizi equivale a una catastrofe che ne consegue, perciò il Qun è un ordine rigido che deve domare la natura distruttiva delle persone ma anche incitare le persone a migliorarsi per adempiere al meglio il loro scopo[13] e dare loro una possibilità per migliorare il mondo in quanto comunità.[14] Per i qunari, questo significa dare loro ogni occasione possibile per essere disponibili agli insegnamenti del Qun. Ogni tentativo di fare proselitismo significa tenere a mente il concetto di "Asit tal-eb"-"Così deve essere". La gloria è chiara e definita; e il Qun presumibilmente assicura certezza, disciplina, razionalità, e ordine per coloro che diventano qunari.[15]

Se il proselitismo dovesse fallire, coloro che rifiutano il Qun anche dopo essere stati educati vengono dichiarati Tal-Vashoth, e i Ben-Hassrath vengono legati dal dovere delle richieste del Qun di assassinare i Tal-Vashoth. Talvolta, un sincero tentativo di assassinio come formalità è tutto ciò che viene richiesto dai leader qunari se ritengono che il Tal-Vashoth non è una minaccia per la società, ma deve applicare alla lettera le proprie leggi.[16] Altre volte, i Ben-Hassrath potrebbero rimandare in via indefinita il loro intervento contro un Tal-Vashoth qualora ritengano che l'impresa non ne valga la pena.[17] Se i leader qunari credono che un Tal-Vashoth debba essere neutralizzato, i qunari devono impegnarsi a distruggere o lobotomizzare (con il qamek) il Tal-Vashoth, anche se dovessero combattere fino all'ultimo uomo.

Tal-Vashoth[]

I qunari che lasciano il Qun sono chiamati Tal-Vashoth, "i veri grigi", e vivono lontani dalle terre dei qunari se riescono a fuggire. I Tal-Vashoth sono spesso mercenari, mentre quelli che sono nati fuori dal Qun sono chiamati Vashoth, '"i grigi". Anche se i Vashoth non si sono mai ribellati contro il Qun, i qunari li considerano ancora Tal-Vashoth.[18] Ciò che li distingue è che i Vashoth sono considerati "riscattabili", mentre i Tal-Vashoth no.[19]

I Tal-Vashoth sono braccati dai devoti al Qun. I qunari cercano di catturare i Tal-Vashoth per indottrinarli, lobotomizzarli o assassinarli.[5][16] Perciò i Tal-Vashoth devono abbandonare le loro case, perché non hanno posto tra i qunari. Purtroppo, molti si rivoltano contro la società che li ha scacciati.[20]

Alcuni sono in grado di abituarsi alla loro nuova vita in modo relativamente civile. C'è però una parte di Tal-Vashoth che abbraccia la violenza e il caos. Questi Tal-Vashoth manifestano un comportamento caotico. Sbraitano come bestie, hanno segni facciali selvaggi e privi di senso, le loro armi brutali risultano poco curate e scalfite, e puzzano di sudore irrancidito. Questi selvaggi non fanno che massacrare o depredare gli indifesi.[21]

Anche se i qunari considerano le sofferenze causate dai selvaggi Tal-Vashoth una prova che il Qun deve essere applicato, si oppone una critica al Qun incentrata sul fatto che la società qunari non fornisca alla sua gente linee guida su come vivere senza seguire il Qun. Nella maggioranza dei casi, i Tal-Vashoth diventano banditi senza legge una volta che si separano dal Qun, perché non è stato insegnato loro altro modo.

Anaan esaam Qun[]

I qunari credono che l'influenza universale del Qun sia inevitabile. "Lottare è un'illusione. Si alza la marea, cala la marea, ma il mare è immutabile. Non c'è nulla contro cui lottare. La vittoria è nel Qun."

Saarebas[]

Coloro che nascono con la magia hanno uno svantaggio terribile, in quanto i demoni possono sempre derubarli del loro sé. Per questo motivo, i qunari li chiamano saarebas, che significa "cose pericolose", e li trattano con estrema cautela. I Saarebas devono essere tenuti sotto controllo da qualcun altro, un arvaarad, "colui che respinge il male", perché non possono davvero controllare se stessi. Il male non è il mago, ma la perdita del mago, la perdità del sé del mago, e l'inevitabile sofferenza che ne consegue.

I qunari provano pietà e onorano i saarebas, perché lottano sotto una costante minaccia interna, ed è estremamente altruista, in quanto rispecchia una delle più alte virtù del Qun.[4]

Cultura[]

Relazioni estere[]

Ogni aspetto della vita dei qunari è dettato dal Qun, che seguono senza fare domande, e che vedono come il loro dovere morale per "educare" con forza coloro che non comprendono (per i qunari, il Qun non si "crede", si "comprende"). Per i qunari, il Qun è l'unica verità della moralità, e tutte le società che la rifiutano vivranno nell'immoralità e nella sofferenza. Avvicinare queste società al Qun significa liberarle dal loro tormento auto inflitto. Anche i qunari tentano di commerciare con altre razze e nazioni, e lo fanno principalmente per valutare i potenziali nemici, piuttosto che per raccogliere risorse o ricchezze.

I qunari credono che coloro che vivono al di fuori del Qun siano affetti da egoismo perché mancano ordine e guida verso un obiettivo, che ha permesso alle loro società di marcire. I qunari sperano che il mondo un giorno possa vedere questo caos come un problema. Perciò i qunari si impegnano a guidare le persone agli insegnamenti del Qun per migliorare la natura di tutti.[3]

All'interno dei confini qunari, il sacerdozio sotto l'Ariqun controlla con fermezza la società qunari per mantenere vivi gli obiettivi del Qun. Al di fuori della società qunari, i qunari mancano di autorità per mantenere l'ordine e la disciplina, perciò devono trovare un equilibrio persuadendo dei convertiti sinceri a seguire il Qun, e imponendo un'influenza quando il caos delle altre culture si riprova essere una minaccia per lo stile di vita dei qunari.

Siccome i qunari credono che il Qun sia un'inevitabilità, essi credono generalmente che possono permettersi di essere pazienti, discreti, e diplomatici nelle conversioni dei neofiti, almeno per il momento. Il qunari impara molto dalle guerre dei qunari, e nonostante abbiano firmato trattati di pace con quasi tutte le altre nazioni del Thedas, i qunari non hanno nessuna intenzione di arrendersi a diffondere il Qun. I qunari passano le loro giornate preparando il resto del Thedas alla loro conversione al Qun; e l'unico motivo per cui prendono questo approccio così paziente e disciplinato, è per risparmiare alla persona la sofferenza che i nemici del Qun avrebbero inflitto se non avessero fatto altrimenti.[15]

Società[]

I qunari vedono la loro società come una creatura unica: un'entità vivente la cui salute e benessere è una responsabilità di tutti. Ogni individuo è solo una piccola parte di un tutt'uno, una goccia di sangue nelle sue vene. È importante non per sé, ma per l'interezza della creatura. Il Qun considera l'Antaam, la milizia, come se fosse un corpo fisico: con braccia, gambe, occhi e orecchie, ciò di cui una creatura ha bisogno per interagire con il mondo. I lavoratori, con cui il Qun chiama la mente, producono tutto ciò di cui i qunari hanno bisogno. Lo spirito, il sacerdozio, cerca una maggiore comprensione del sé e del mondo, ed esorta il corpo e la mente a impegnarsi continuamente per la perfezione. Il corpo serve come intermediario tra la mente, lo spirito, e il mondo. Tutti e tutto hanno un posto, deciso dal Qun, dove lavorano per il bene del tutt'uno. Per accogliere il Qun, bisogna vivere una vita basata sulla certezza e sull'uguaglianza, e non sull'individualismo.[22]

Dovendo spiegare come governano i qunari, potremmo dire che: il sacerdozio scopre come i qunari dovrebbero vivere in teoria, il matriarcato lo fa funzionare in pratica, e i militari proteggono i qunari dalle minacce esterne. E anche se ci sono alcune divergenze, il sacerdozio le risolve guidando gli altri per assicurare che i loro sforzi beneficiano correttamente i qunari, o assassinando coloro che mettono i propri interessi al di sopra di quelli della società.[23] I leader dei qunari sono il triumvirato, tre individui che rappresentano le tre parti della società qunari. Stando al Toro di Ferro, i qunari non scelgono i loro leader dai più forti, o dai più intelligenti, e nemmeno dai più talentuosi. Essi scelgono quelli disposti a prendere decisioni difficili e che possano vivere con le conseguenze.

Tutti i qunari sono definiti dal loro ruolo sociale, che si suppone sia un elemento distintivo della natura di una persona, immutabile e fondamentale. I qunari fanno anche distinzioni tra ciò che viene considerato come lavoro da uomo e lavoro da donna.[5] Le tamassran valutano ogni qunari e li posizionano dove meritano le loro attitudini.[24] Sotto il Qun, tutti sono alla pari, e ci si aspetta che ciascuno dedichi se stesso a compiere la propria funzione nella società qunari. Dagli operai ai leader, tutti vengono rispettati per il proprio ruolo nel soddisfare le richieste del Qun.[25]

I qunari apprezzano molto i loro strumenti, e li considerano parte del loro valore, come estensioni dei loro doveri e i loro ruoli. Per esempio, un soldato qunari non può mai separarsi dalla sua arma; si considera l'arma come un oggetto che trasporta l' "anima" del suo individuo (diversamente dal corpo, che è solo un contenitore), perciò un individuo verrebbe probabilmente umiliato e/o giustiziato se dovesse tornare nella sua terra senza la sua arma. Altri, come i Ben-Hassrath, hanno il permesso di utilizzare qualsiasi strumento come meglio credono per fare il loro lavoro, in quanto la maggior parte dei loro impegni sono più intellettuali.

I qunari che hanno abbandonato il Qun sono chiamati Tal-Vashoth, e vivono lontani dalle terre qunari, spesso lavorando come mercenari, mentre coloro che sono nati al di fuori del Qun sono chiamati Vashoth.

Sia la Chiesa Andrastiana che la Chiesa Imperiale considerano il Qun come una minaccia ai loro insegnamenti, una prova di fede da combattere e sconfiggere. Perciò ci furono svariate Marce Sacre dichiarate contro i qunari da parte di entrambe. E mentre i qunari possiedono una tecnologia avanzata, sono molto più riluttanti a usare la magia, diversamente dalla Chiesa, che vedono come una grande contraddizione del Qun e i suoi insegnamenti. Questa estrema sfiducia nella magia ha aiutato loro a svilupparsi tecnologicamente, ma come conseguenza la loro conoscenza della magia è molto limitata, e i poteri dei loro maghi sono molto sottosviluppati. Nel 7:85 Era della Tempesta, vennero scacciati a Nord di Rivain e a Par Vollen.

Estratti dal Qun[]

  • "Shok ebasit hissra. Meraad astaarit, meraad itwasit, aban aqun. Maraas shokra. Anaan esaam Qun." ("Lottare è un'illusione. Si alza la marea, cala la marea, ma il mare è immutabile. Non c'è nulla contro cui lottare. La vittoria è nel Qun.")
  • "Come un pesce arenato conosce l'aria o un uomo che annega conosce il mare, così un mago conosce la magia."[26]

Parabole[]

  • (riguardo ai pericoli dei maghi) "Un ashkaari passeggiava tra i campi, osservando i lavoratori. Intorno a lui sbocciava il lino, del colore dell'acqua limpida. L'aria era increspata come una tenda. Quando lui si fermò per osservare un bocciolo, un'ape lo punse su una mano. L'ashkaari chiese aiuto a un'operaia, e per la prima volta si accorse dei guanti pesanti e della giubba che indossava. Mentre lei lo medicava, l'ashkaari le chiese perché era abbigliata così nonostante il caldo. "Per evitare un destino simile al tuo", ella gli rispose. "Ma qui ci sono migliaia di api", le disse l'ashkaari, "e solo una mi ha punto. Sicuramente la tua prudenza non è necessaria". "Che un'ape ti punga è sempre una sorpresa,", convenne l'operaia. "Ma lo è anche che altre api ti passino accanto senza pungere".[27]
  • (riguardo al mondo) "Durante i suoi viaggi, un grande ashkaari giunse a un villaggio nel deserto. Qui trovò case in rovina. La terra era così secca e morta che la gente si legava insieme temendo che un vento forte portasse via loro il terreno da sotto i piedi. Non cresceva nulla, se non l'amaro ricordo dei giardini. L'ashkaari fermò il primo uomo che vide e gli chiese, "Cosa è successo?" "È arrivata la siccità. E la prosperità ha lasciato il posto alla rovina", gli rispose l'uomo. "Riportate la prosperità", ribatté l'ashkaari. Allora l'abitante del villaggio si incollerì, credendo che l'ashkaari lo deridesse, perché nessuno può cambiare il mondo a suo capriccio. Al che l'ashkaari disse: "Allora cambiate voi stessi. Siete voi a creare il vostro mondo".[28]

Il corpo del Canto[]

Questa notte, nel deserto, circondati dal vuoto,
Il cielo, infinito, la terra, desolata,
Di fronte ai miei occhi la contraddizione si aprì come una fioritura notturna.

Il vuoto è un'illusione. Sotto i miei piedi,
Innumerevoli granelli di sabbia.
Sopra la mia testa, un mare di stelle.
Sole, piccole,
Una fievole luce tremolante nel buio,
Un frammento di terra caduto e perduto.

Da soli, rendono reali il vuoto.
Insieme, sono le ossa del mondo.

La solitudine è un'illusione. Da solo nel buio,
Ero circondato da ogni lato.
La luce delle stelle si tuffò dai petali
Di fiori di cactus,
Un coro di insetti cantava attraverso le dune.

Quanta abbondanza trasporta il mondo
Se ogni manciata di sabbia
È un'eternità di montagne.

[nota 1]

Canto 1[]

L'esistenza è una scelta.
Non c'è caos nel mondo, solo complessità.
La conoscenza di ciò che è complesso è saggezza.
Dalla saggezza del mondo viene la saggezza di sé.
La padronanza del sé è la padronanza del mondo.
La perdita del sé è la fonte della sofferenza.
La sofferenza è una scelta e in quanto tale possiamo rifiutare.
È nel nostro potere creare il mondo o distruggerlo.

[30]

Canto 4[]

Quando l'ashkaari contemplò la distruzione causata dalle locuste,
capì che il mondo era tornato all'ordine.
Le piaghe devono causare lunghe sofferenze,
i terremoti devono scuotere la terra.
Ciò è nella loro natura.
Asit tal-eb. Così deve essere.
Poiché il mondo e il sé sono tutt'uno.
L'esistenza è una scelta.
Un sé che soffre porta soltanto sofferenza al mondo.
È una scelta, e in quanto tale possiamo rifiutare.

[31]

Il Canto dell'Anima[]

Un viandante chiese all'ashkaari: "Sai dirmi qual è il nostro scopo?"
E il sommo ashkaari rispose: "Ti racconterò una storia."

Un'alta statua di granito si erge su un'isola e tiene a bada il mare.
Sembra toccare il cielo, e da lassù vede i confini del mondo.
Le onde bagnano i suoi piedi.
I giorni passano rapidi, un ciclo di luce e buio. La marea si alza per divorare la terra, poi si abbassa.
Il sole e le stelle cadono nel mare, poi riemergono.
Si alza la marea, cala la marea, ma il mare è immutabile.
Lottare è un'illusione. Non c'è nulla contro cui lottare.
L'illusione si insinua in profondità. La statua resiste al flusso e al riflusso del mare, E ogni onda le porta via qualcosa.
Inveisce contro il sole che tramonta, e ogni volta il suo volto si ustiona. Non sa nulla di sé.
Resiste testarda alla saggezza, mentre viene mutata.
Chi cerca uno scopo, si abbandoni alla marea. Si lasci trasportare da essa.
Non temere il buio. Il sole e le stelle torneranno a guidarti.
Hai visto grandi re erigere monumenti alla propria gloria
Poi crollati e consegnati all'oblio.
Quanto è più grande il mondo della loro gloria?
Lo scopo del mondo si rinnova a ogni stagione. Ciascun mutamento segna soltanto
Una parte del tutto.
Il mare stesso, il cielo stesso:
Niente di speciale. Solo parti del tutto.

[32]

Voci del Codice[]

Voce del Codice: Il Qun Voce del Codice: Il Qun

Voce del Codice: I qunari: asit tal-eb Voce del Codice: I qunari: asit tal-eb

Voce del Codice: Il Canto dell'Anima Voce del Codice: Il Canto dell'Anima

Note[]

  1. Il corpo del Canto è una traduzione non ufficiale da Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2.[29]

Curiosità[]

  • Stando a David Gaider, il Qun non è un sistema di fede basato sull'ateismo.[33]

Riferimenti[]

  1. Dialogo con Sten
  2. Dialogo tra Toro di Ferro e Varric
  3. 3,0 3,1 Dialogo con l'Arishok in Dragon Age II quando discute del suo disprezzo per Kirkwall.
  4. 4,0 4,1 Voce del Codice: I qunari: saarebas
  5. 5,0 5,1 5,2 Voce del Codice: Ben-Hassrath
  6. Voce del Codice: Qunari: Ben-Hassrath
  7. Voce del Codice: Viddasala
  8. Durante la missione Un Campione del suo popolo, Sten discute con il Custode se decide di tenere l'Incudine del Vuoto, che storicamente è stato abusato per schiavizzare anime in golem costretti al servizio militare. Se il Custode chiede a Sten "Il Qun non costringe altri a servirlo?", Sten risponderà "Il Qun è un sentiero che si segue, non una catena che lega."
  9. Voce del Codice: Rieducatori Ben-Hassrath
  10. Durante la missione Un favore per la polvere nera, l'Arishok aveva permesso a dei ladri di Kirkwall di rubare saar-qamek, ingannandoli nel far credere loro che fosse gaatlok. E anche se Hawke aveva impedito ogni calamità da quell'incidente, più tardi l'Arishok mandò dei suoi delegati dal Visconte Marlowe Dumar come "breve tentativo per educare". L'Arishok sostenne poi che "Se il nano avesse rubato il saar-qamek, avremmo potuto usarlo per dimostrare il prezzo dell'avidità."
  11. Durante la missione Il Circolo spezzato, Sten consiglia al Custode di lasciare che un demone del desiderio continui a intrappolare il templare in una fantasia felice, sostenendo che "La libertà non è qualcosa che può essere concesso. Il templare deve scegliere da solo. Se aiuterai quest'uomo, cosa imparerà? Niente."
  12. Voce del Codice: Saarath
  13. Il Toro di Ferro risponde a "La cosa ti avrà inorgoglito", riguardo al racconto delle tamassran che lo hanno formato come Ben-Hassrath con: "Sì. Mi sentivo come un blocco di pietra sotto i colpi di uno scultore. Sapevo che un giorno mi avrebbe dato l'ultima scalpellata completando l'opera e rivelando la mia vera forma."
  14. Discussione tra Hawke e Tallis, in cui quest'ultima sottolinea il ruolo della comunità nel Qun
  15. 15,0 15,1 Voce del Codice: Ciò che si ottiene con la disciplina
  16. 16,0 16,1 Secondo un dialogo con Toro di Ferro se diventa un Tal-Vashoth dopo la missione Richieste del Qun
  17. Tallis sosteneva che i Ben-Hassrath non aveva sanzionato l'intervento contro il Tal-Vashoth Salit perché non ne valeva la pena.
  18. Il Toro di Ferro dice a un Inquisitore Adaar (un Vashoth): "Tu non sei un qunari. Sei un Tal-Vashoth. Tutta un'altra cosa."
  19. Mary Kirby e David Gaider. "Qunari and Tal-Vashoth names?". Forum di BioWare.
  20. Voce del Codice: Tal-Vashoth
  21. Voce del Codice: Tal-Vashoth (Inquisition)
  22. Voce del Codice: I qunari
  23. Secondo un dialogo con Toro di Ferro in Dragon Age: Inquisition discutendo di "Come governano"
  24. Secondo un dialogo tra Sten e Zevran riguardo a come il Qun determina chi è che comanda.
  25. Voce del Codice: Tamassran qunari
  26. Dialogo con Sten in Dragon Age: Origins riguardo la magia
  27. Dialogo con Sten in Dragon Age: Origins mentre si parla dei maghi
  28. Dialogo con Sten in Dragon Age: Origins mentre si parla di saggezza
  29. Dragon Age logo (wot) Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 37
  30. Voce del Codice: Il Qun
  31. Voce del Codice: I qunari: asit tal-eb
  32. Voce del Codice: Il Canto dell'Anima
  33. Twit di David Gaider
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