Dragon Age Wiki
Advertisement

Questa è una delle storie brevi dei compagni di Dragon Age II. Questa in particolare è una traduzione non ufficiale del racconto di Merrill che è stato scritto da Mary Kirby e pubblicato esclusivamente in inglese nel 2013.

Storia[]

“Stai attenta al cammino, da’len.”

L’avvertimento della guardiana arriva troppo tardi – come al solito – ed inciampo su di una pietra, sbucciandomi le ginocchia e perdendo la pelle dei palmi sulle rocce frastagliate della montagna. Mythal’enast! Un giorno, imparerò a guardare dove vado. Faccio fatica a rialzarmi, con le mani ricoperte di sangue, e guardo attorno.

Ci siamo.

L’entrata della caverna è insopportabilmente sinistra, anche per Monte Spezzato, che sembra essere in lizza per qualche gara di sinistraggine. Montagna Più Terrificante del Thedas, forse. Dall’oscurità, la nebbia turbina fuori come se stesse respirando, e le colline attorno sono sterili. Delle fauci spalancata, che divorano tutta la vita entro la loro portata…

Non la miglior mentalità, Merrill. Pensa positivo! Almeno, il tempo è bello.

“Lo senti anche tu, allora”. La voce della guardiana mi riporta alla realtà. Mi sta guardando con aspettativa… il che significa che ho dimenticato qualcosa. Cerco di lisciarmi la tunica, ma ottengo solo di macchiarla con il sangue. Splendido. E ancora non so che cosa si aspetti… oh! Una risposta. Giusto.

“Sì, guardiana. La voce è molto più forte qui.” Il sussurrio punge il bordo dei miei pensieri, e riesco a comprenderlo se mi concentro. Nell'accampamento, potevo solo sentirlo nei miei sogni, e le parole si perdevano al risveglio. Solo la memoria di una terribile solitudine rimaneva. Anche la guardiana si era svegliata singhiozzando la seconda notte.

Vieni a me.

Rabbrividisco. Questo posto ne è chiaramente la sorgente. “Seguimi, da’len. E tieni i sensi all’erta.” La guardiana svanisce nella bocca affamata della caverna. Prendo un profondo respiro e vado dentro.

L’oscurità è urtante dopo il versante baciato dal sole, come saltare in una pozza di acqua ghiacciata in un giorno caldo. I miei occhi si aggiustano al buio ed entriamo in una grande camera tramite uno stretto passaggio e vedo… rovine. La luce risplende attraverso il soffitto sfondato in più punti, rovinato dal passare del tempo o dalle radici degli alberi. Non proprio una caverna, dopotutto? Forse un tempio, o una tomba, o… Non so che posto sia questo. Strano.

“Non sembra elfico, vero guardiana? Del Tevinter, forse?” Guardo verso di lei, che sta osservando silenziosamente un’arcata con un cipiglio di disapprovazione che conosco fin troppo bene. Povera arcata. Non ha fatto niente.

“Se questo posto fu parte della guerra, allora non importa chi lo ha costruito. È pericoloso.” La guardiana si allontana dall’arcata, con fare apparentemente non curante. “Se non è della guerra, allora è sconosciuto, e probabilmente comunque pericoloso.” Sono sicura che ci sia una falla nel suo ragionamento, da qualche parte, ma credo che una spaventosa caverna-tomba non sia il luogo adatto per una discussione di logica. La guardiana scende verso il tempio più in basso, tramite una corta scaletta.

Mi muovo dietro di lei, dando alla scaletta un buffetto rassicurante mentre passo.

Vieni a me.

La voce viene dall’area più distante del tempio, da una brutta statua di un grossa… “cosa” accovacciata, con troppe braccia e gambe. Bene, non promette nulla di buono.

“Chi ci chiama?”, chiede la guardiana, tirandosi su. È così che gli elfi di Arlathan dovevano apparire, saggi e regali, con il timbro della voce che dice: non mi importa se sei uno spirito, ti distruggerò se me ne darai ragione. Sgridò un silvano selvaggio con quella voce, una volta, e quello si allontanò impacciato e con un’espressione di profonda vergogna. Beh, per quanto un albero possa sembrare vergognoso.

Aiutami.

La Guardiana Marethari sembra crescere in statura, diventando un torreggiante pilastro di ira dalish. “Il tuo nome! O verrai lasciato al tuo silenzio.”

Sono Uno che è intrappolato. Aiutami.

“Il tuo nome!” Non ho mai visto la guardiana così arrabbiata. Neppure quando Tamlen sparì.

Tre sembra essere il numero magico. Audacia. La voce è come il vento invernale, amara e stanca.

“Un demone.” La guardiana sputa quell'ultima parola come se avesse un cattivo sapore.

Annuisce verso di me, “Legato alla statua. Non minaccerà l'accampamento.” Si gira per andarsene, soddisfatta.

Aspetta! Sono stato intrappolato qui per un tempo oltre ogni computo. Sono stato testimone della caduta del vostro regno. Aiutami, guardiana dei dalish, e ti darò tutta la conoscenza che ho visto. Per un momento, ho visioni di un mondo che un tempo fu. Un impero che copriva tutto il Thedas, luccicanti città di elvhen… Tutto ciò potrebbe essere tuo…

“Vieni, da’len.” La guardiana mi fa cenno. La visione svanisce.

Mi giro e la seguo verso la luce.

Advertisement