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Questa è una delle storie brevi dei compagni di Dragon Age II. Questa in particolare è una traduzione non ufficiale del racconto di Isabela che è stato scritto da Sheryl Chee e pubblicato esclusivamente in inglese nel 2013.

Storia[]

La donna che entra nella taverna dell’Impiccato dà un certo spettacolo, inzaccherata e trasandata, come un ratto rimasto a mollo in una sentina per una settimana. La sua blusa, strappata e consumata dalle intemperie, è macchiata dalla fuliggine dei camini della città inferiore e i suoi stivali, benché di ottimo cuoio, sono logori e rattoppati rozzamente qua e là. Il suo portamento, tuttavia, è fiero, persino arrogante, e avanza nella taverna come se ne fosse la padrona.

“Mi è stato detto avrei trovato da bere qui”, dice, avvicinandosi al bar con un unico scopo. Sbatte una mezza dozzina di monete d’argento sul mio bancone. “Cosa mi puoi dare per queste?”

“Abbastanza da ubriacarti a sufficienza”, rispondo.

“E allora, continua a versare finché le monete non finiscono. E fa che sia bello forte!”

Pulisco un bicchiere d’argilla scheggiato con l’orlo del mio grembiule e lo riempio con il liquore più forte della taverna. Me lo strappa di mano prima che abbia finito di riempirlo, e lo butta giù con un unico sorso.

“Ne avevi davvero bisogno, vero?”, le verso un altro bicchiere.

“Non ne hai idea”. Sospira e si massaggia le tempie. “Mi chiamano Isabela, comunque. Tanto vale che tu sappia il nome. Credo che starò qui a bere per un po’.”

Non ci vuole molto perché compaia al suo fianco un puzzolente scaricatore di porto. Isabela s’irrigidisce non appena sente una mano, bassa lungo la sua schiena. Lo scaricatore apre la bocca per dire qualcosa, ma l’occasione non si presenta neppure. Isabela afferra l’uomo dal polso, torcendogli il braccio dietro la schiena. Il suo urlo è più di stupore che di dolore, ma muta velocemente mentre Isabela pigia il suo gomito nel retro del suo collo, sbattendo la sua faccia sul piano in legno del bar.

“Toccami di nuovo e ti romperò ben altre ossa”, gli sussurra all’orecchio. E poi fa scattare le dita della mano colpevole. Sento uno scricchiolio, svariati schiocchi nauseanti e un urlo di dolore. Lo scaricatore barcolla via, stringendosi la mano e sputando insulti.

“Beh?” dice, porgendo il bicchiere vuoto perché lo riempia ancora e sfidandomi a commentare, in qualunque maniera. Io faccio un cenno verso il suo appariscente abbigliamento, nulla più che una camicetta indossata senza il beneficio di una giacca o un mantello, che copre giusto il minimo indispensabile richiesto per decenza. “Mettiti una cosa simile addosso e attirerai l’attenzione, che tu lo voglia o no.”

“Cosa? Questo?” , pizzicando i lacci del suo corpetto, poi si lascia andare in una breve, amara risata. “Mi sarei vestita bene per te, ma ho lasciato tutti i miei vestiti educati sul fondo dell’oceano.”

Mentre rifletto sul significato dell'affermazione, un tipo da un gruppetto di furfanti della città inferiore scivola lungo il bar. Sorrise, con le labbra unte che scivolano sui denti gialli in un'espressione che è più una smorfia che un sorriso. “Io sono Lucky”, dice.

“È un nome, o una descrizione?”, chiede lei, senza neanche guardarlo.

“Entrambi. E se sei nuova a Kirkwall, dovresti parlarmi. I miei ragazzi ed io sappiamo tutto ciò che succede in città.”

“Sai”, dice Isabela, freddamente, “una volta avevo un cane chiamato Lucky. Un animaletto odioso e troppo stupido per capire quando era a due passi di distanza da un calcio nel fianco.”

Lucky diventa una barbabietola rossa e lancia un’occhiata ai suoi compari per supporto morale. I ragazzi di Lucky lo scherniscono e ridono, senza offrire alcun tipo di supporto e Lucky batte in rapida ritirata. Isabela giocherella con il bicchiere d’argilla, girandolo da una parte e dall’altra, esaminando le numerose imperfezioni. I suoi occhi si assottigliano.

“Aspetta”, dice improvvisamente. “Se sai tutto ciò che succede a Kirkwall, forse dovremmo parlare.”

Lucky annuisce e sogghigna. Isabela si gira verso di lui e riesco a carpire una scintilla maliziosa nei suoi occhi.

“Vedi”, dice, sorridendo per la prima volta. “Ho perso una cosa in un naufragio, e mi piacerebbe molto se venisse trovata.”

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