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Sezione Oggetti delle voci del codice di Dragon Age: Origins. Queste voci sono generalmente ottenute quando l'oggetto in questione appare per la prima volta nell'inventario. Per gli oggetti venduti da un commerciante è possibile acquistarli e venderli nella stessa transazione sbloccando comunque la voce del codice relativa all'articolo senza alcuna variazione di denaro.

La Litania di Adralla

Articolo principale: Voce del Codice: La Litania di Adralla

La Litania annulla le magie di controllo mentale. Usa la Litania quando una creatura cerca di dominarne un'altra con la magia, così ne interromperai il lancio. Quando l'incantesimo ha avuto effetto e una creatura è sotto il potere del mago del sangue, è troppo tardi.

Arconti dell'Impero

Articolo principale: Voce del Codice: Arconti dell'Impero

L'Arconte Darinius dell'Impero Tevinter viaggiò nelle profondità senza luce dei regni di nani, e lì stipulò un accordo con Endrin Stonehammer, signore dell'impero nanico. Come simbolo del loro patto, Endrin diede all'arconte due anelli: uno che brillava come la stella del crepuscolo e uno lumininoso come l'alba. Finché i due anelli fossero rimasti insieme, Darinius non avrebbe dovuto temere nulla, poiché l'amicizia nanica è come una spada e uno scudo.

L'arconte indossò gli Anelli dell'alba e del crepuscolo per 20 anni, senza mai toglierli, e quando morì gli vennero tagliati dalle dita dai magister che si litigavano il suo trono. Gli anelli furono separati e infine andarono perduti.

—Tratto da un libro posseduto da un eremita.

Havard l'Egida

Articolo principale: Voce del Codice: Havard l'Egida

Havard era il migliore amico di Maferath. Crebbero insieme nello stesso clan degli Avar. Combatterono fianco a fianco in così tante battaglie che Maferath lo aveva definito "Havard l'Egida", più affidabile di qualunque scudo.

Maferath portò Havard con sé per incontrare gli abitanti del Tevinter. Era impensabile presentarsi innanzi ai nemici senza la sua Egida.

Quando Havard capì che Maferath avrebbe ceduto Andraste perché fosse giustiziata, non fu disposto a estrarre la spada contro il suo amico e feudatario e si collocò tra Andraste e i soldati del Tevinter. Questi lo abbatterono e Maferath lo considerò morto, ma non era così semplice distruggere l'Egida. Havard riuscì a sopravvivere e, gravemente ferito, raggiunse i cancelli di Minrathous per fermare l'esecuzione, ma era troppo tardi. Trovò solo le ceneri della profetessa, lasciate al vento e alla pioggia. Quando le sue dita le toccarono, le sue orecchie di riempirono di un canto ed egli ebbe una visione di Andraste abbigliata con un abito di luce di stelle. Lei si inginocchiò al suo fianco e disse, "Alzati, Egida della fede. Il Creatore non ti dimenticherà, finché io mi ricorderò di te".

Le sue ferite guarirono all'istante. E, con ritrovata forza, Havard raccolse i resti di Andraste e li riportò nelle terre degli Alamarri.

Antica armatura elfica

Articolo principale: Voce del Codice: Antica armatura elfica

Prima della caduta di Arlathan, e prima ancora di Arlathan, la civiltà degli elfi si espandeva per tutto il continente di Thedas come un grosso gatto indolente.

Questa armatura fu costruita per le guardie del tempio in un'epoca in cui i Numi ancora parlavano agli elfi. Le tecniche della sua forgiatura, e persino il nome del metallo con cui fu realizzata, sono andati perduti da tempo immemore.

Aodh

Articolo principale: Voce del Codice: Aodh

Molto tempo fa, un soldato di Gwaren stava tornando a casa dopo vent'anni di guerra. Aveva venduto la sua spada in cambio di un passaggio fino a Denerim e aveva dovuto attraversare la Foresta di Brecilian senza nulla da mangiare, a parte una crosta di pane.

Lungo il cammino aveva incontrato un taglialegna cieco seduto su un ceppo. "Ecco qualcuno che sta peggio di me", aveva detto il soldato, e aveva donato al vecchio l'ultimo pezzo di pane che gli restava. L'anziano gli diede la sua benedizione e gli donò l'ascia per ringraziarlo.

Il soldato proseguì il suo cammino e presto scese la notte. Si addormentò sul ramo di un albero e tenne al proprio fianco l'ascia del taglialegna per difendersi dai banditi e dalle belve. Quando la luna era alta in cielo, fu svegliato dal rumore di un pianto. "Mostrati!" gridò, ma il soldato non trovò nessuno nei paraggi.

"Aiutami", disse l'albero su cui dormiva, "Un mago mi ha trasformato in albero e non potrò mai più essere libero. Se hai pietà di me, tagliami affinché il mio spirito possa tornare al Creatore".

E così il soldato prese l'ascia e colpì l'albero. I tagli sanguinavano come fossero ferite e presto sangue caldo ricoprì l'ascia e bruciò le mani del soldato. Ma lui strinse saldamente l'arma e abbatté l'albero. Questi tremò quando toccò terra e dalle sue schegge si levò un demone, che si inchinò al soldato e svanì nell'Oblio.

Il soldato era infreddolito e terrorizzato e non riuscì più a dormire. Al mattino la scure bruciava ancora come il sangue del silvano ma, nonostante quel calore, lui non riuscì a scaldarsi. Dicono che concluse i suoi giorni a Gwaren a tagliare legna per i suoi sette falò, tremando e maledicendo gli spiriti.

Le Scarpe da ballo del bardo

Articolo principale: Voce del Codice: Le Scarpe da ballo del bardo

Le regole del Grande Gioco sono chiare: non ci sono regole. Se un nobile non riescce a ottenere prestigio a corte per meriti, alleanze o pagando, può sempre farlo togliendo di mezzo i suoi avversari.

In questo, i bardi sono sempre stato di un valore inestimabile. Gli orlesiani non possono fare a meno della musica e delle danze. Anche quando sanno che metà dei musicisti nella sala da ballo sono spie del nemico, accolgono quelle canaglie a braccia aperte. Infatti, questo rende la musica e i musicisti molto più famosi poiché rendono il Gioco molto più eccitante.

Anello di sangue

Articolo principale: Voce del Codice: Anello di sangue

Ci sono segni evidenti che questo anello ha origine nell'Impero Tevinter. Per cominciare, è ricoperto di motivi a forma di drago, quindi dona a chiunque lo indossi una leggera sensazione di disagio. Ma a parte questo, si sa davvero poco sul suo conto.

I guerrieri della casata Ivo lo hanno sottratto durante l'Era Benedetta a un folle, un mago di superficie che aveva vagato sottoterra e attacco i minatori del lyrium vicino Orzammar. Da allora, l'anello cambiò proprietario diverse volte, finché la sua storia fu dimenticata e i nani non si ricordarono più di come avesse fatto a raggiungere le loro terre.

L'Arco del sole dorato

Articolo principale: Voce del Codice: L'Arco del sole dorato

Non esiste sovrano più famoso nella storia di Kordillus Drakon, primo imperatore di Orlais. In pochi, tuttavia, conoscono la storia della sua imperatrice.

L'Imperatrice Area era la terza delle famose sei figlie non sposabili di Lord Montlaures di Val Chevin. Quando conobbe il giovane Principe Kordillus, ella era capitano degli arcieri di suo padre e guidò la difesa del Castello di Laures. Non era la donna più bella, né la più elegante o affascinante, ma riusciva a colpire le ali di una mosca da centinaia di metri di distanza. A quando si dice, quando il principe Drakon, più noto per la sua abilità con la spada e con lo scudo che non per il fascino o l'eleganza, assistette a quel particolare talento, ne rimase immediatamente colpito.

Il giorno del loro matrimonio, Drakon offrì alla sua promessa sposa un arco dorato realizzato dai maghi di Val Royeaux, in modo che potessero combattere insieme e diffondere la luce del Creatore.

La barbuta di Camenae

Articolo principale: Voce del Codice: La barbuta di Camenae

Il Bannorn del Mare del Risveglio è celebre da tempo immemore per i suoi arcieri. Ai bambini vengono donati archi ancora prima che sappiano camminare e a volte i genitori hanno perduto la propria prole dopo aver sbagliato un tiro.

Quando Calenhad venne a richiedere la fedeltà di Mare del Risveglio, Bann Camenae salutò il suo futuro re colpendo il suo cavallo con una freccia dal Castello Eremon, a mezza lega di distanza. Calenhad raggiunse i cancelli a piedi e li trovò sbarrati, con dozzine di arcieri che lo attendevano sulle mura del castello.

Attese fuori dalle mura con i suoi uomini fino al tramonto, quando Camenae aprì il cancello e andò da lui, armata fino ai denti e con l'arco in pugno. "Hai dimostrato di avere buonsenso e umiltà, Theirin. E nessuno uomini può sperare di guidare il Bannorn senza questi doni. Lei si inginocchiò e gli giurò fedeltà.

A oggi, la famiglia Eremon del Mare del Risveglio offre due doni a ogni nuovo re o regina del Ferelden: una freccia e un cavallo.

La luna scura

Articolo principale: Voce del Codice: La luna scura

A una parola di Shartan, il cielo
Si fece scuro di frecce.
Con la nostra Signora, diecimila spade
Vennero estratte dalle guaine,
Un grande inno si levò sopra i Campi Valari,
proclamando:
Coloro che erano schiavi ora sono liberi.

Si dice che i seguaci di Shartan abbiano rubato tutto quello che riuscivano a trovare per realizzare delle armi. Combatterono con coltelli ricavati da pietra e vetro, con archi fatti da canne da ardere. Questo arco era fatto in corno, realizzato in segreto nel corso dei mesi da uno schiavo che lavorava nei mattatoi di Minrathous.

Il nome dello schiavo è andato perduto e i versi che parlavano delle sue gesta sono stati cancellati dal cantico, ma la sua arma resiste ancora.

La stretta di Katriel

Articolo principale: Voce del Codice: La stretta di Katriel

La famiglia Theirin si rifiutò di morire.

Questo fu un problema per l'Impero, poiché i cocciuti abitanti del Ferelden non avrebbero accettato il dominio di Orlais finché un vagabondo dei boschi avesse continuato a definirsi re.

Così la corte di Orlais mandò un dono ai suoi agenti nel Ferelden: una barda di nome Katriel, affinché assassinasse il Principe Maric.

Lei non ci riuscì, ovviamente, ma questa è un'altra storia.

L'Assorbivita

Articolo principale: Voce del Codice: L'Assorbivita

Nessuno sa per certo da dove provenga questo amuleto. Tutto ciò che si conosce fa parte di una leggenda.

Molto tempo prima che la Città Dorata si oscurasse, nell'Impero Tevinter, alla corte dell'arconte, viveva un vecchio e fragile mago. Egli era il più umile dei maghi di corte e aveva come compito quello di accendere le migliaia di candele e di spegnerle quando l'arconte si ritirava nelle sue stanze la sera. Era ritenuto inutile da gran parte dei magister influenti.

Ma stava solo attendendo il suo momento.

Un giorno, quando tutti i magister dell'Impero erano riusciti nella grande sala dell'arconte, il mago evocò un'enorme tempesta di fuoco, cercò di uccidere tutti i presenti e di prenderne il potere. A corte vi erano i maghi più potenti dell'Impero, i quali reagirono subito per eliminare l'aspirante usurpatore. Si accorsero però, con grande stupore, che la loro magia non poteva nulla contro il vecchio mago. Ogni incantesimo che lanciavano veniva contrastato, e cominciarono a morire, uno dopo l'altro, finché non rimasero solo l'arconte e il mago, impegnati in una battaglia di magia e di volontà.

L'arconte vide che a ogni incantesimo che lanciava, il mago sembrava indebolirsi e comparire sempre di più, così prese a bombardarlo un incantesimo dietro l'altro, finché non rimasero solo le rovine del palazzo, con i cadaveri della corte, e un pendente dorato appartenuto al mago... l'arconte lo prese e lo conservò per ricordare a se stesso che il tradimento può venire anche dalle persone più insospettabili.

Lo Scudo del magister

Articolo principale: Voce del Codice: Lo Scudo del magister

Lo stesso giorno in cui fu posata l'ultima pietra nella Gran Cattedrale di Orlais, l'Arconte Vespasian venne assassinato. Per tre giorni, ogni lord magister dell'Impero visse scortato da un nutrito gruppo di guardie armate. Quando il suo successore, Hadarius, fu finalmente nominato arconte, il primo incantatore del Circolo di Minrathous si presentò a lui con un dono: una semplice collana argentea, fatta di puro lyrium. Su di essa erano stati lanciati degli incantesimi, tanto che indossandola sembrava di portare più uno scudo che una collana. Essa permetteva infatti di assorbire i colpi ricevuti senza subire alcun danno. Purtroppo, come si accorse ben presto Hadarius, lo scudo non era in grado di proteggerlo dal veleno.

L'ombra dell'Impero

Articolo principale: Voce del Codice: L'ombra dell'Impero

Forse i Corvi di Antiva sono gli assassini più celebri e costosi del Thedas, ma non sono i più attivi. Questo dubbio onore spetta alle Ombre dell'Imperatore, il gruppo di assassini impiegato dal trono di Orlais.

Elite di assassini quasi esclusiva, le Ombre operano contro altre famiglie nobili di Val Royeaux. Nessuno sa chi siano, nemmeno l'imperatore in carica, e alcune voci di corte li ritengono solo una leggenda. Gli assassini si sono inseriti nella vita aristocratica lavorando come servitori di palazzo, dame di compagnia e, in una celebre occasione, il ciambellano stesso ne faceva parte.

Questa armatura doveva essere usata dalle Ombre nel caso in cui venisse perso il controllo del Grande Gioco.

La Spada d'estate

Articolo principale: Voce del Codice: La Spada d'estate

Nell'Era Benedetta, 8:84, Lord Aurelien di Montsimmard, campione del Gran Torneo di Ansburg, commissionò una spada per suo figlio più piccolo Luis, il quale aspirava a diventare un cadetto. Convinto che il suo ragazzo avesse tutti i requisiti necessari, Lord Aurelien cercò il fabbro più famoso nell'Impero orlesiano, Vercenne di Halamshiral, che all'epoca aveva quasi ottant'anni, e lo pregò di forgiare la spada. Vercenne si rifiutò. Disse che la sua vista lo stava abbandonando e non aveva intenzione di tornare al lavoro. Ma Aurelien riuscì a convincere l'artigiano offrendogli una somma in oro esorbitante.

Il vecchio maestro lavorò per diversi mesi, piegando il metallo e affilando la punta alla perfezione. La spada era lunga quanto un uomo e affilata quanto la lingua di una nobildonna. Vercenne la definì la sua opera migliore e la chiamò, in maniera ironica, la "Spada d'estate", dal momento che l'aveva forgiata negli ultimi anni della propria vita.

Lord Aurelien portò Luis con lui per ricevere la spada dalle mani del vecchio maestro. Quando il ragazzo vide la Spada d'estate, storse il naso di fronte al dono del padre: spade a due mani così grandi non andavano più di moda a corte. Preferiva uno stocco. Aurelien rimase mortificato e insistette affinché Luis accettasse la spada e si scusasse con Vercenne, ma non ci fu nulla da fare. Il fabbro maledì il ragazzo, dicendogli che, indipendentemente dalla spada che avrebbe impugnato, non avrebbe comunque ottenuto nulla di buono, per via del suo orgoglio.

Alla fine Luis fu nominato cavaliere ed entrò a far parte dei cadetti. Nell'Era Benedetta, 8:98, fu nominato comandante dei Cadetti di Denerim, con la speranza di farsi una propria reputazione. E così fece: divenne il cadetto più odiato di tutto il Ferelden, per via dei suoi atti di corruzione. Nell'Era del Drago, 9:1, incontrò Loghain Mac Tir in battaglia ad Avinash. Luis perse il suo stocco nelle prime fasi del combattimento, rimanendo separato dai suoi uomini, e finì per affrontare di persona Loghain armato solo della Spada d'estate... che non aveva mai impugnato prima. L'allenamento avrebbe potuto salvargli la vita, là dove il suo orgoglio lo condannò a morte. Loghain uccise il vanitoso cadetto e ne prese lo spadone come trofeo.

L'Aculeo degli dei defunti

Articolo principale: Voce del Codice: L'Aculeo degli dei defunti

Nel momento dell'impatto, la spada del Custode Grigio che uccise Toth, l'Arcidemone del Fuoco, si ruppe in tre frammenti. Dopo la Battaglia della Brughiera del Cacciatore, i Custodi trasportarono il loro fratello caduto a Weisshaupt per dargli la sepoltura degna di un eroe, ma si dimenticarono dei pezzi della sua spada.

Per anni, i frammenti rimasero abbandonati sul campo di battaglia. L'acciaio venne inciso con il sangue corrotto del dio morto. Alla fine furono ritrovati da una donna di Nevarra, che stava cercando fra gli scheletri qualche segno del figlio morto. Vendette i frammenti a un fabbro in cambio di dieci pezzi, senza sapere cosa fossero realmente.

Il fabbro, invece, sapeva di aver acquistato ben più che della semplice ferraglia e trasformò i frammenti in tre pugnali identici, gli Aculei degli Dei Defunti, i quali, una volta abbandonate le sue mani, finirono negli angoli più remoti di Thedas. Ovunque andavano, gli aculei lasciavano miseria e morte al loro passaggio. La donna che li riportò alla luce morì poco tempo dopo di peste. Il fabbro morì nella sua forgia. Ogni individuo che ha impugnato uno degli aculei, anche se per poco, è deceduto prima del tempo.

La fortuna di Thorval

Articolo principale: Voce del Codice: La fortuna di Thorval

Ser Thorval di Rainesfere era il sesto figlio di un sestogenito, quindi gravato dalla malasorte. Questo fu chiaro il giorno del suo tredicesimo compleanno, quando per poco non si fece investire da un carretto ma fu invece schiacciato da un albero. Fu chiaro il giorno delle sue nozze, quando sua moglie scappò con un nano vagabondo.

Ma la malasorte di Thorval si manifestava soprattutto sul campo di battaglia. Anche se non aveva pari tra i cavalieri di Rainesfere e non era mai stato sconfitto nei tornei di Redcliffe e dei Colli Occidentali, ogni lama che Ser Thorval usava in battaglia si rompeva. Ogni scudo si crepava. Si guadagnava onore e fama... e un salatissimo conto del fabbro ogni volta che cercava di procurarsi armi più forti e resistenti con cui sostituire quelle che aveva perso.

Un giorno, mentre andava a un torneo a Denerim, il cavallo di Thorval perse un ferro, mandando a sbattere il suo cavaliere contro un ceppo. Quando Thorval rinvenne, si ritrovò a pochi centimetri da un gigantesco martello da guerra. Poiché la sua spada si era ovviamente rotta nella caduta, Thorval prese il martello.

Era alquanto poco ortodosso per un guerriero usare un martello in un torneo, ma Thorval vinse con facilità. E il martello non si era nemmeno rotto. Da quel giorno non usò più altre armi. Quando morì, molti anni dopo, lasciò il martello al suo sesto figlio, Anselm, che lo perse subito.

Yusaris: l'Ammazzadraghi

Articolo principale: Voce del Codice: Yusaris: l'Ammazzadraghi

"Alla compagnia dei mostri si unì,
Lungo le strade vuote abitate dai lupi, all'inseguimento del drago
Per le terre dove il ghiaccio è duro come l'acciaio,

L'aria scarseggia come le monete nelle tasche di un mendicante,
E ogni sentiero roccioso è disseminato delle ossa
Di coloro morti abbandonati da tutti. Lì dimorò Dane,
Cinquanta spade furono rovinate dalla ruggine
Prima che riuscisse a trovare la grotta di Fenshal,
Antico custode delle montagne, flagello dei lupi.
Dane cercò un modo per uccidere il drago,

Un demone di fuoco e artigli, con scaglie
Più brillanti della corazza di un guerriero e denti più grandi di un uomo,
E tutto intorno al drago addormentato c'erano ossa,
Lupi, uomini, innumerevoli bestie.
L'odore della morte spaventava anche il branco di lupi,
E Dane, disperato, entrò nella caverna
Per cercare di uccidere il mostro da solo.

Lì, brillante come una stella fra i morti
La sua mano trovò una spada. Yusaris:
Forgiata dai fabbri nanici per un signore degli Alamarri tanto tempo fa,
Rimasta per anni in attesa che qualcuno la impugnasse di nuovo in battaglia.
Questo Dane la liberò dalla terra e colpì
L'occhio del drago, ancora addormentato,
Con un fendente tremendo, rapido.

E Fenshal si svegliò, furente, solo per morire poco dopo".

—Tratto da Dane e il Lupo Mannaro.


La leggenda della spada Yusaris precede Andraste. La spada che Dane trovò in mezzo al tesoro del drago e con la quale uccise sia Fenshal, sia il lupo mannaro, fu tramandata a suo figlio Hafter.

Può darsi che Dane non sia mai esistito, ma Hafter sì. Nell'Era Divina, 1:40, egli guidò le tribù Alamarri contro i prole oscura che avevano invaso la valle del Ferelden, provenienti dalle terre naniche. Egli non solo riuscì a ricacciare l'orda, ma sconfisse anche le forze congiunte degli Avar e dei Chasind che speravano di approfittare del caos. Le sue vittorie gli hanno fatto guadagnare un tale rispetto dalle tribù che fu nominato primo teyrn.

Dopo aver regnato in pace sulla valle per anni, si dice che Hafter lasciò il Ferelden, salpando alla volta dello sconosciuto est dell'Oceano di Amaranthine con la spada ben salda nella mano, e non fece più ritorno.

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