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Queste voci del codice riguardano la sezione libri e canzoni di Dragon Age: Origins. Spesso possono essere raccolti da libri o documenti trovati in giro per il mondo.

Dragon Age: Origins[]

Aveline, cavaliere di Orlais

Articolo principale: Voce del Codice: Aveline, cavaliere di Orlais

Aveline era figlia di un contadino orlesiano che viveva nei pressi della città di Halamshiral nella prima metà dell'Era della Tempesta. Era una bambina grassa e brutta, e suo padre avrebbe voluto che fosse un maschio. Poiché un'altra bocca da sfamare sarebbe stata d'impaccio, Aveline fu lasciata nei boschi a morire. Ma un gruppo nomade di elfi dalish trovò la bambina in lacrime

Gli elfi la presero nel loro clan e la crebbero come se fosse loro. Le insegnarono l'arte del tiro con l'arco, del duello e le tecniche di sopravvivenza. Da adulta diventò più robusta e più forte della maggior parte delle donne, soprattutto di quelle elfiche. I suoi genitori adottivi sapevano che era un'abile guerriera, così la spronarono a partecipare a un torneo tenuto dagli umani nei pressi di Montsimmard. Ma alle donne non era permesso ottenere il cavalierato, né di gareggiare in un torneo, così Aveline si iscrisse fingendosi uomo. Il suo clan le forgiò un'armatura con un elmo integrale e una spada di legnoferro di prima scelta.

Aveline partecipò sostenendo di essere un cavaliere di Antiva. Si rifiutò di togliersi l'elmo, anche durante la gara con l'arco. E, come era prevedibile, ebbe la meglio su molti combattenti, finché nella grande sfida corpo a corpo affrontò Kaleva, un cavaliere al servizio dell'imperatore, considerato il migliore di tutta la nazione.

Kaleva era determinato a non farsi battere, così colpì con forza e velocità. Aveline parava ogni colpo, e il cavaliere cominciò a sentirsi frustrato. Alla fine, colto dalla disperazione, fece inciampare Aveline, gettandola a terra. Il colpo le tolse l'elmo e Kaleva provò una grande vergogna. Chiese che l'incontro venisse annullato, ma la folla lo dileggiò. Incollerito, Kaleva uccise Aveline mentre giaceva a terra indifesa.

Anche il Principe Celestin, figlio dell'imperatore, aveva partecipato al torneo. Anche lui era stato sconfitto da Aveline, ma riconobbe le sue abilità e il suo coraggio e fu molto rattristato dalla sua morte. Quando fu nominato imperatore, nell'Era della Tempesta, 7:44, Celestin abolì la legge che a Orlais impediva alle donne di diventare cavalieri, e conferì questo titolo postumo ad Aveline. Anche se le donne cavalieri a Orlais sono ancora piuttosto rare, quelle che lo diventano considerano Ser Aveline come la propria patrona.

—"Aveline, cavaliere di Orlais", di Lord Francois Maigny, 8:4 Era Benedetta.


Ballata di Ayesleigh

Articolo principale: Voce del Codice: Ballata di Ayesleigh

Il vento che smuove
Le loro tombe
Porta il loro canto
Sulle sabbie
Udite le nostre parole
Ascoltate il nostro grido
I grigi hanno giurato
In pace restiamo
Udite le nostre parole
Ascoltate il nostro grido
Ricordate i nostri nomi
Non possiamo morire
Quando la tenebra giunge
E inghiotte la luce
Udite le nostre parole
E noi sorgeremo...

—Tratto dalla Ballata di Ayesleigh, composta dopo la Battaglia di Ayesleigh, che concluse il Quarto Flagello, 5:20 Era Sacra.


Meditazioni e odi alle Api - Un sonetto sulle api

Articolo principale: Voce del Codice: Meditazioni e odi alle Api

Oh, splendida damigella del giardino,
Arlessa del caprifoglio e della rosa,
Umilmente invoco il tuo misericordioso perdono
Per l'offesa che qui reco.

Il tuo lavoro è invero troppo importante
Per essere interrotto da uno come me.
Io non ho alcun titolo
Per meritare l'attenzione di un'ape.

Sono stato uno sciocco a cogliere quel fiore
Per la mia bella dama. Sul mio onore
Giuro di portartene dozzine al più presto
Se me ne concederai l'occasione.

Ascolta viandante, che in primavera i giardini attraverserai:
Attento a dove cammini, perché i giardinieri incollerire farai.

—Anonimo


Avventure della Volpe Nera

Articolo principale: Voce del Codice: Avventure della Volpe Nera

All'anagrafe Lord Remi Vascal, nato nell'Era Benedetta, 8:63, la Volpe Nera fu un ladro le cui gesta ispirarono talmente tanti racconti che oggi è quasi impossibile determinare quali siano veritieri e quali frutto della fantasia. Nonostante le sue origini nobili, divenne una sorta di eroe tra la gente comune.

Una delle sue prime imprese fu ridicolizzare il tirannico e potente lord di Val Chevin. Indossando una maschera, la Volpe Nera compariva in pubblico e mandava a monte i piani del signore al punto che questi mise una ricca taglia sulla testa di "quella scaltra volpe" (da cui l'origine del suo soprannome). Il principale cacciatore di taglie che accettò il lavoro, Karolis, divenne alla fine il compagno di crimini di Remi (ma soltanto dopo aver cercato di ucciderlo per parecchie volte), e questa è una delle storie più celebri raccontate oggi nelle taverne. Viene spesso esagerata per ritrarre Remi in modo comico, finché l'inspiegabile abilità di sopravvivere della Volpe Nera rende furioso Karolis e Remi riesce a prendere il sopravvento. Karolis ne rimane colpito al punto da decidere di unirsi a lui. Dopo anni trascorsi a terrorizzare gli uomini del tiranno e ostacolare gli esattori delle tasse (uno dei passatempi preferiti di Remi, almeno secondo gli orlesiani), si dice che Remi fu tradito dalla sua amante, Servana de Montfort (in alcune versioni della leggenda si dice che fosse addirittura una maga del Circolo), e venne catturato. Dopo oltre un anno di torture, Remi fu liberato dalla prigione grazie all'intervento dei suoi compatrioti (e di Servana, pentita) e, insieme, fuggirono da Orlais. In questo periodo, Remi viene visto in quasi ogni angolo del Thedas. Con il crescere della sua leggenda, erano sempre più i locandieri e i mercanti felici di sostenere che la Volpe Nera avesse fatto visita al loro esercizio e avesse compiuto atti leggendari. Se quanto dicono i racconti è vero, Remi condusse gli uomini del tiranno a una caccia infinita. Rimase coinvolto in un intrigo politico a Nevarra, fu perseguitato dai Corvi di Antiva e infine rapito da un potente mago del Tevinter. In ogni situazione Remi riusciva sempre a sfuggire alla morte all'ultimo momento, sventava i piani del maligno e rendeva migliori le vite dei poveri e degli oppressi. Poi, com'era prevedibile, si riuniva sempre alla sua banda di avventurieri e cambiava paese. I suoi compagni, Karolis e Servana, il saggio nano Bolek e l'impetuoso cavaliere Ser Clementis hanno dato vita a leggende proprie nel corso degli anni.

Tutte le storie concordano nel sostenere che, a un certo punto, la Volpe Nera sparì: lui e i suoi compagni si addentrarono nella Foresta di Arlathan alla ricerca della città sommersa degli elfi e non tornarono più. Molte sono le ipotesi su cosa sia accaduto loro in quella foresta, e altrettante le congetture su come poterli un giorno salvare.

—Tratto da "Le Avventure della Volpe Nera", di Gaston Gerrault, 9:11 Era del Drago.


Il sacro braciere

Articolo principale: Voce del Codice: Il sacro braciere

Il braciere che si trova in cima alle scale nella sala principale del nostro tempio è sempre stato una sorta di mistero per noi. Questo è il braciere che creò gli esseri che noi definiamo Wraith della cenere. Qui i seguaci di Andraste si sono immolati, divenendo i guardiani eterni del Suo tempio.

Con dedizione ho raccolto informazioni da vecchi libri, dai racconti e dalle mezze verità raccontateci dai nostri antenati. Ora credo di comprendere il rituale impiegato per la creazione dei Wraith. Il braciere veniva acceso con un accenditoio consacrato, la cui fiamma veniva presa dal fuoco perpetuo che in passato consumò Andraste stessa. Il discepolo prescelto restava a digiuno e pregava per settimane, ingerendo solo un sorso d'acqua al giorno. Quando il discepolo era finalmente pronto, si metteva in bocca una perla nera perfetta ed entrava tra le fiamme. Nell'antico Tevinter, le perle nere erano considerate magiche, e se tenute in bocca al momento della morte impedivano all'anima di attraversare il Velo.

Così, i discepoli di Andraste si consegnavano alla fiamma eterna. Diventavano polvere e cenere, e risorgevano di nuovo per proteggere i diletti del Creatore.

—Dal diario di Padre Kolgrim.


Leggenda di Calenhad: capitolo 1 - L'iniziale ascesa di Calenhad

Articolo principale: Voce del Codice: Leggenda di Calenhad: capitolo 1

Prima dell'incoronazione di Re Calenhad, il Ferelden era poco più di un insieme di arlee e teyrnir indipendenti, in costante guerra tra loro per motivi futili.

Calenhad nacque nell'Era Sacra, 5:10, terzo figlio di un mercante di Altura Perenne, in tempi difficili. Fu inviato da un lontano cugino, un povero, giovane cavaliere di nome Ser Forannan, che prese Calenhad come scudiero e addestratore di cani. Stando alla leggenda, Ser Forannan e il suo scudiero furono coinvolti in una delle guerre per l'unione, in cui Arle Myrddin, un uomo forte ma poco apprezzato, voleva il trono. Il lord di Forannan, un giovane sciocco di nome Tenedor, non più grande di Calenhad, fu assediato dalle forze di Myrddin al suo castello, oggi noto come Colli Occidentali. Quando Myrddin convocò Tenedor per parlamentare, il giovane arle chiese che uno scudiero si offrisse volontario per fingersi Tenedor. Calenhad si inginocchiò davanti a Tenedor e chiese che gli venisse concesso questo onore.

Con grande sgomento di Tenedor e di Ser Forannan, Calenhad si mostrò ad Arle Myrddin. Quando questi gli chiese perché si trovasse lì, Calenhad disse che gli era stato chiesto di prendere il posto del suo signore. L'arle disse che aveva pianificato di uccidere Tenedor, e chiese a Calenhad se era pronto a morire al posto del suo signore. Calenhad sorprese tutti rispondendo di sì. Myrddin gli offrì di diventare il suo scudiero, ma Calenhad rifiutò, dicendo che se Myrddin aveva intenzione di tradire il diritto a parlamentare, allora non era uomo d'onore. Gli alleati di Myrddin risero a queste parole, e Myrddin stesso ammise che il ragazzo non aveva tutti i torti. Concesse a Calenhad di tornare al castello sano e salvo e sferrò l'attacco finale.

Durante l'assalto, sia Tenedor che Forannan furono uccisi, ma Calenhad si ritrovò a combattere contro Arle Myrddin. Davanti a tutti gli alleati dell'arle, Calenhad lo sconfisse e gli ordinò di ritirare i suoi eserciti. L'arle chiese a Calenhad chi servisse ora, visto che entrambi i cavalieri e il suo signore erano morti. Calenhad rispose che avrebbe fatto ciò che gli chiedeva il suo onore, visto che non gli restava altro.

"Non siete un uomo noto per il proprio onore" disse Calenhad, "ma io credo che vorreste esserlo. Una volta mi avete risparmiato la vita, e ora io faccio lo stesso con voi. Forse se più persone rispettassero l'onore, impareremmo a fidarci gli uni degli altri abbastanza a lungo da convivere pacificamente". E con queste parole, Calenhad estrasse la spada.

"Le tue parole mi fanno vergognare", disse Arle Myrddin a Calenhad, inginocchiandosi. Poi gridò ai suoi alleati che lui non sarebbe più voluto diventare re, ma sapeva a chi spettava quel titolo. E così Myrddin chiese l'alleanza di Calenhad, che fu nominato teyrn e sovrano delle terre di Tenedor.

—Tratto da La leggenda di Calenhad, di Fratello Herren, scriba della Chiesa, 8:10 Era Benedetta.


Leggenda di Calenhad: capitolo 2 - L'ascesa di Calenhad al trono

Articolo principale: Voce del Codice: Leggenda di Calenhad: capitolo 2

Grazie all'alleanza con Myrddin, Calenhad iniziò la propria ascesa verso la grandezza.

Anche alcuni degli alleati di Myrddin gli offrirono la loro alleanza, ma molti lo ritenevano un giovane avventato. Un ragazzo qualunque avrebbe dovuto guidarli e diventare re? Nel corso degli anni che seguirono, però, Calenhad si dimostrò degno della fiducia di Myrddin. A ogni vittoria nuovi uomini sceglievano di seguirlo e la sua reputazione di uomo d'onore si diffuse sempre più. Infine, durante una campagna contro i bann dei bassopiani, Calenhad incontrò la sua amica e compagna più malfamata, la famosa guerriera Lady Shayna. Calenhad sposò la celebre, bellissima figlia di Myrddin, Mairyn, e la sua salda fede nei modi della Chiesa divenne la chiave di volta della sua corte. In un'epoca in cui la Chiesa era ancora poco diffusa nelle terre e le corti che seguivano Andraste detenevano il potere nel Ferelden, Calenhad iniziò ad allineare la nazione con le altre che la circondavano. Questa devozione valse a Calenhad i fedeli del Ferelden che avevano atteso un condottiero come lui.

Con Lady Shayna al suo fianco, Calenhad era inarrestabile e nell'Era Sacra, 5:42, la guerra per il Ferelden si era ridotta a un'ultima battaglia contro le forze di Simeon, teyrn di Denerim e più potente tra i nobili di quella terra. Calenhad convinse il Circolo dei Magi e i Guerrieri della Cenere ad aiutarlo, e nella celebre Battaglia della Valle Bianca sconfisse Teyrn Simeon e unì la nazione.

Durante la battaglia, Simeon quasi uccise Calenhad, ma Lady Shayna intervenne e subì il colpo al posto suo, uccidendo poi Simeon. Quell'anno Calenhad fu incoronato re a Denerim, con Mairyn come regina, ma trascorse gran parte dei mesi successivi al capezzale di Lady Shayna.

Per un certo periodo il Ferelden di Re Calenhad fu un regno di pace, con la Chiesa che si diffondeva rapidamente sotto la guida del re. Ovunque il re e la regina si recassero, erano accolti da folle festose. La gente comune celebrava Calenhad come uno di loro, riuscito a compiere l'impossibile e, per la prima volta nella storia del Ferelden, avviarono i commerci con le terre straniere. Ma, come spesso capita a molte età dell'oro, non durò.

—Tratto da La leggenda di Calenhad, di Fratello Herren, scriba della Chiesa, 8:10 Era Benedetta.


Leggenda di Calenhad: capitolo 3 - La caduta di Calenhad

Articolo principale: Voce del Codice: Leggenda di Calenhad: capitolo 3

La leggenda di Calenhad narra che Lady Shayna provasse un affetto per il suo re che andava oltre la semplice amicizia, un amore che aveva tenuto segreto per il suo senso di dovere e d'onore. Quando una strega le offrì una pozione d'amore (una strega che in seguito si sarebbe rivelata essere la sorella di Arle Simeon, in cerca di vendetta) Lady Shayna cedette alla tentazione. Usò la pozione su Calenhad, e quella notte la Regina Mairyn li colse a letto insieme e, con il cuore spezzato, fuggì da Denerim per tornare da suo padre. Raccontò tutto a Myrddin e lui, incollerito, minacciò di revocare la sua alleanza con Calenhad e di riprendere la guerra civile.

Si dice che Lady Shayna provò rimorso per aver manipolato il cuore del suo migliore amico, e confessò alla corte di aver fatto uso di una magia proibita. Nonostante la pena per questo reato fosse la vita, Calenhad perdonò Lady Shayna per ciò che aveva fatto e proibì che fosse giustiziata. Myrddin, furioso, levò gli altri arle contro Calenhad e Lady Shayna, e presto il Ferelden fu di nuovo sull'orlo di una guerra civile. Disobbedendo agli ordini di Calenhad, Lady Shayna andò da sola da Mairyn per chiedere la pace, ma venne scoperta da Myrddin e uccisa. Infuriato ma anche rattristato, Calenhad sfidò Myrddin in un duello d'onore, uno scontro che nessuno dei due voleva ma che era comunque necessario, e Myrddin fu ucciso. La morte del più importante alleato del re, un importante arle, fu un colpo troppo duro per il giovane regno. Gli altri arle non ritirarono le loro accuse contro Calenhad. La minaccia di una guerra civile incombeva di nuovo. Calenhad si recò un'ultima volta da sua moglie, ma nessuno sa cosa si siano detti. Quindi sparì. Lasciò a Mairyn una dichiarazione in cui abdicava a favore dell'erede che lei portava in grembo, che salì al trono come Re Weylan I, il re che si dice abbia fondato la dinastia Theirin che dura ancora oggi. Calenhad non fu mai più rivisto.

La sua leggenda non fece che crescere con il passare del tempo, grazie a numerosi racconti e avvistamenti, anche quando Calenhad sarebbe ormai morto di vecchiaia. Alcuni dicono che sia scomparso nelle Selve Korcari o che andò a vivere con i nani, o che addirittura diventò un monaco in un ordine di clausura della Chiesa, che lo nominò uno dei Consacrati nell'Era della Tempesta, 7:88. La spada di Calenhad, Nemetos, rimase a Mairyn e divenne un simbolo della reggenza del Ferelden nel corso del secolo successivo. Le voci sui suoi poteri magici crebbero, e quando fu perduta nell'imboscata in cui fu ucciso Re Venedrin nell'Era Benedetta, 8:24, fu un grave colpo per la discendenza dei Theirin. Da allora sono comparse molte spade fasulle, ma mai quella vera.

—Tratto da La leggenda di Calenhad, di Fratello Herren, scriba della Chiesa, 8:10 Era Benedetta.


Diario di Caridin

Articolo principale: Voce del Codice: Diario di Caridin

940, quarantacinquesimo giorno, quinto anno del regno di Re Valtor: ce l'ho fatta. La visione concessami dagli antenati ha dato i suoi frutti. Oggi un uomo si è levato dalla mia fucina, un uomo di pietra e acciaio viventi. L'ho chiamato golem, dalla leggenda di quelle potenti statue generate riportando in vita i morti. Loro sono il nostro futuro e la nostra salvezza.

940, sessantesimo giorno, quinto anno del regno di Re Valtor: è un procedimento terribile. Nessun uomo potrebbe fare una cosa simile senza impazzire. Sono onorato che gli antenati mi abbiano ritenuto abbastanza forte da portare questo fardello e forgiare i difensori di Orzammar.

Nulla di tanto grandioso può essere ottenuto senza compiere dei sacrifici. Né la pietra e l'acciaio possono camminare senza che vi sia uno spirito ad animarli.

940, settantatreesimo giorno, quinto anno del regno di Re Valtor: ho cercato dei volontari. Alcuni hanno risposto: uomini della casta dei guerrieri, giovani nullatenenti senza possibilità di sposarsi. Vogliono difendere Orzammar dagli orrori scatenati dagli umani. Vogliono vivere per sempre in un corpo più resistente persino della migliore armatura. Non chiedono di parlare con coloro che l'hanno fatto prima di loro.

Ho rimandato a lungo questa confessione, anche su queste pagine. Ma ora devo dirlo. I miei golem saranno resi più forti dalla loro morte. Questi coraggiosi guerrieri sono venuti da me, nudi come quando nacquero. Io li ho vestiti di una pelle corazzata, così spessa da rendere l'uomo più massiccio simile a una fanciulla, ho reso l'incudine la loro prima e ultima culla.

Siamo circondati da chilometri di terra deserta. Nessuno sente le loro grida mentre riverso del lyrium sciolto nelle loro orbite, nelle loro bocche, in ogni giuntura e fessura della corazza. Loro si zittiscono rapidamente, ma l'odore persiste, una traccia di sangue nell'intenso odore del metallo fuso. Devo lavorare in fretta. Ora l'armatura è malleabile, mentre la plasmo con il martello e le tenaglie.

Dopo poco si muove di nuovo sotto le mie mani, contorcendosi e dimenandosi a ogni colpo. La sua voce non è che un debole gemito, ma ho imparato a ignorarlo. Non posso permettermi alcun errore. Non può esserci un detrito che li accechi o un frammento di granito incompleto che blocchi le gambe. Loro gemono sotto i miei colpi, ma preferirebbero forse essere storpi? Quelli con cui ho parlato mi raccontano del dolore che provano ma, se potessero vedersi, vedrebbero la perfezione.

—Tratto dal diario di Caridin.


Storia della Chiesa: capitolo 1

Articolo principale: Voce del Codice: Storia della Chiesa: capitolo 1

L'Impero in fiamme

Il primo Flagello devastò l'Impero Tevinter. La Prole Oscura razziò le campagne, e i cittadini del Tevinter dovettero accettare il fatto che i loro dei si erano ritorti contro di loro. Dumat, l'Antico Dio un tempo noto come Drago del Silenzio, era sorto per zittire il mondo e, nonostante le sue richieste di aiuto, gli altri Dei Antichi non fecero nulla. Gli abitanti dell'Impero iniziarono a dubitare della loro fede, uccidendo sacerdoti e bruciando templi per punire gli dei della loro indifferenza.

In quei giorni, nonostante la devastazione del primo Flagello, l'Impero si estendeva su tutto il mondo conosciuto. Grazie alle tribù di barbari, l'Impero era ben preparato a invasioni e attacchi provenienti dall'esterno. Pare quindi appropriato che la sua caduta ebbe inizio proprio dal suo interno.

Gli abitanti dei confini settentrionali e orientali dell'Impero si ribellarono ai loro potenti signori. I magister del Tevinter evocarono dei demoni per sedare queste piccole ribellioni, lasciando i cadaveri ad ardere come monito per coloro che meditavano una rivolta. L'Impero iniziò ad andare in pezzi dall'interno, quando folle di cittadini incolleriti e disillusi presero a fare ciò che secoli di eserciti non erano riusciti a compiere. Ma i magister erano molto sicuri del loro potere, e non riuscivano a concepire l'essere sopravvissuti a un Flagello solo per vedersi distrutti dai loro stessi sudditi.

Anche dopo il Flagello, il Tevinter disponeva di un esercito più numeroso di quello di ogni altra nazione del Thedas, ma era un esercito diviso e con il morale a terra. La rovina del Tevinter fu tale che i barbari Alamarri, che avevano sparso i loro clan nelle terre selvagge della Valle del Ferelden ai confini meridionali dell'Impero, riconobbero la debolezza del loro nemico e, dopo un'epoca di oppressione, intrapresero una campagna per liberare le proprie terre e per abbattere l'Impero stesso.

I condottieri di quella campagna sacra erano il grande signore della guerra barbaro, Maferath, e sua moglie, Andraste. I loro sogni e ambizioni avrebbero mutato per sempre il mondo.

—Tratto da "Racconti della distruzione del Thedas", di Fratello Genitivi, studioso della Chiesa.


Storia della Chiesa: capitolo 2

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La nascita di una profetessa

Quando la profetessa Andraste e suo marito Maferath arrivarono, alla testa della loro orda barbarica, la parte meridionale del Tevinter fu gettata nel caos. L'Impero si era già difeso contro invasioni, in passato, ma ora doveva fare i conti con l'assenza della protezione dei loro dei, gli eserciti a brandelli e il paese devastato dal Flagello. Molti sentivano che il tempismo della campagna di Andraste era uno dei miracoli del Creatore per diffondere la Sua divina parola.

Andraste era più che la semplice moglie di un signore della guerra: era anche la promessa del Creatore. Rapito dal suono melodioso della sua voce che chiedeva ai cieli di essere guidata, il Creatore stesso apparve ad Andraste e le propose di unirsi a Lui, lasciandosi alle spalle il mondo imperfetto degli umani. Nella sua saggezza, Andraste chiese al Creatore di tornare alla Sua gente e di creare il paradiso nel mondo degli uomini. Il Creatore accettò, ma solo se il mondo avesse rinunciato all'adorazione di falsi dei e avesse accettato i suoi comandamenti divini.

Armata della conoscenza dell'unico vero dio, Andraste intraprese la Sacra Marcia nell'Impero ormai indebolito. Uno dei comandamenti del Creatore, e cioè che la magia avrebbe dovuto servire l'uomo e non minacciarlo, fu una manna per gli oppressi del Tevinter, che vivevano sotto il controllo dei magister.

La notizia della Sacra Marcia di Andraste, dei suoi miracoli e dei successi militari si diffuse in lungo e in largo. Gli abitanti dell'Impero che sentivano di essere stati abbandonati dagli Antichi Dei prestarono orecchio alle parole del Creatore. Le folle di cittadini infuriati che distruggevano i templi ora lo facevano nel nome del Creatore e della sua profetessa, Andraste. Mentre gli eserciti di Maferath conquistavano le terre del Tevinter meridionale, la parola di Andraste ne conquistava i cuori.

Si dice che il Creatore fornì il suo aiuto durante la Battaglia dei Campi Valeriani, durante la quale le forze di Maferath affrontarono e sconfissero il più grande esercito che il Tevinter avrebbe potuto schierare. I confini meridionali del grande impero ora erano nelle mani dei barbari. La fede nel Creatore, rinforzata da tali miracoli, minacciava di scuotere le fondamenta dell'Impero stesso.

Naturalmente, il cuore umano è più potente di qualunque arma e, quando ferito, è in grado di compiere gli atti più oscuri.

—Tratto da "Racconti della distruzione del Thedas", di Fratello Genitivi, studioso della Chiesa.


Storia della Chiesa: capitolo 3

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Sul tradimento di Andraste

Si dice che durante la Battaglia dei Campi Valeriani, Maferath guardò i propri eserciti. Aveva conquistato le zone meridionali del più grande impero nella storia del mondo, e aveva riunito i clan di barbari in una temibile forza. Con il cuore colmo di orgoglio, fece per congratularsi con i suoi uomini, ma scoprì che loro lo avevano ripudiato.

Maferath provò una forte invidia. Dopo tutto quello che aveva fatto, era sua moglie a ricevere ogni gloria. Si rese conto del potere e dell'influenza della sua donna e si stancò del proprio ruolo di secondo marito, dietro il Creatore. Il suo cuore si colmò di furia. Se tutte le conquiste erano servite solo a fargli perdere la moglie per mano di un dio dimenticato e di una marmaglia bramosa di una fede nuova, allora forse questa guerra non valeva la pena di essere combattuta.

Qui, la storia e il Canto della Luce divergono. La storia ci racconta che Maferath guardò a nord, verso il centro dell'Impero, non vide altro che la guerra contro un esercito in rapido raggruppamento, e venne colto dalla disperazione. Il Canto della Luce sostiene che Maferath bruciasse di invidia per il Creatore e per la gloria attribuita ad Andraste, benché fosse stato lui a guidare gli eserciti.

Maferath viaggiò fino alla capitale dell'Impero, Minrathous, per parlare con l'Arconte Hessarian, a cui offrì di consegnare la propria moglie all'Impero in cambio di una tregua che mettesse fine alle ostilità una volta per tutte. L'arconte, ansioso di zittire la voce che gli aveva messo contro la sua stessa gente, accettò. Maferath condusse Andraste in un'imboscata, dove fu catturata da agenti imperiali, ponendo così fine alla sua Sacra Marcia.

Folle di sostenitori del governo scesero in piazza a Minrathous per assistere all'esecuzione di Andraste. Per ordine dell'arconte fu arsa viva, secondo quello che l'Impero considerava il castigo più doloroso esistente. Secondo la Chiesa, però, Andraste fu invece purificata e resa completa dalle fiamme, ascendendo alla vera vita al fianco del Creatore. Tutti i racconti convengono nel dire che, benché tutti si aspettassero delle grida, si udì solo un profondo silenzio. Al vedere la profetessa ardere, le folle furono colte da un profondo senso di colpa, come se avessero partecipato a un atto blasfemo. Il momento fu talmente toccante, che l'arconte in persona estrasse la spada e la piantò nel cuore della profetessa, ponendo fine ai suoi tormenti e lasciando ai presenti il tempo per considerare il peso di quei fatti.

Laddove l'esecuzione di Andraste avrebbe dovuto essere il simbolo della sconfitta della fede nel Creatore, non fece invece altro che concludere per sempre l'adorazione degli Antichi Dei e preparare la strada alla diffusione del Canto del Creatore.

—Tratto da "Racconti della distruzione del Thedas", di Fratello Genitivi, studioso della Chiesa.


Storia della Chiesa: capitolo 4

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Sulla fondazione della Chiesa

La folla presente alla morte di Andraste aveva buon motivo di provare un senso di disperazione. Si ritiene che l'esecuzione della profetessa abbia fatto incollerire il Creatore, che volse ancora una volta le spalle all'umanità, lasciando le genti del Thedas a soffrire nelle tenebre.

In questi tempi bui gli uomini cercavano disperatamente la luce, una luce qualunque. Alcuni trovarono conforto nei culti demoniaci che promettevano potere e ricchezza in cambio di adorazione. Altri pregarono gli Antichi Dei di perdonarli, supplicando i grandi draghi di tornare nel mondo. Altri si abbassarono al punto di adorare la Prole Oscura, dando vita a terribili culti dedicati all'esaltazione del male nella sua forma più pura. Si dice che il mondo pianse, mentre la gente implorava la venuta di un salvatore che tardava a palesarsi.

I seguaci di Andraste, comunque, non abbandonarono i suoi insegnamenti nemmeno dopo la sua morte. Il Culto di Andraste recuperò le sue Sacre Ceneri cadute sul cortile di Minrathous, dopo l'esecuzione, nascondendole in un tempio segreto. La posizione di quel tempio è andata perduta da tempo, ma le Ceneri di Andraste servirono come simbolo della natura perpetua della fede nel Creatore, del fatto che l'umanità avrebbe potuto ottenere il perdono del Creatore nonostante l'offesa che gli avevano recato.

Con il passare del tempo, il Culto di Andraste si diffuse e crebbe, e il Canto della Luce prese forma. Cantate questo canto ai quattro angoli del Thedas, si diceva, e prima o poi il mondo avrebbe richiamato l'attenzione del Creatore. Con il diffondersi del Canto della Luce, il Culto di Andraste divenne noto come Chiesa di Andraste. Coloro che si convertirono alle credenze della Chiesa trovarono la propria missione nella diffusione della parola di Andraste.

Furono in molti a convertirsi, compresi i potenti abitanti dell'Impero e delle città-stato di quella che ora è nota come Orlais. Il potere della parola del Creatore fu tale che il giovane Re Drakon intraprese una serie di Sacre Marce per unire le città-stato e creare un impero dedicato in toto alla volontà del Creatore. L'impero orlesiano divenne il seggio del potere della Chiesa, e la Gran Cattedrale di Val Royeaux fu il perno del movimento che diede la luce alla Chiesa organizzata come la conosciamo oggi. Drakon, allora Imperatore Drakon I, creò il Circolo dei Magi, l'Ordine dei Templari e il Sacro Uffizio del Divino. Molti, all'interno della Chiesa, venerano Drakon quasi al pari di Andraste stessa.

La Chiesa moderna è un'opera di bellezza e di fede, ma anche uno strumento necessario a proteggere il Thedas da forze che rischierebbero di danneggiarla. Laddove i Custodi Grigi proteggono il mondo dai Flagelli, la Chiesa protegge l'umanità da se stessa. Più di ogni altra cosa, la Chiesa lavora per ottenere il perdono del Creatore, affinché un giorno Egli possa ritornare e trasformare il mondo nel paradiso che avrebbe dovuto essere.

—Tratto da "Racconti della distruzione del Thedas", di Fratello Genitivi, studioso della Chiesa.


Il racconto di Iloren

Articolo principale: Voce del Codice: Il racconto di Iloren

Nei giorni successivi all'ascesa di Zazikel, gli oscuri coprirono ogni angolo della terra. L'arcidemone portò innanzi a sé ogni nazione del mondo, sh'amlen ed elfi.

Nell'estremo nord, dove le colline punteggiano le pianure e la terra è costantemente abbrustolita dal sole inclemente, terre che gli sh'amlen chiamano Anderfel, viveva un clan della nostra gente, che lottava per sopravvivere al Flagello.

Iloren era il loro guardiano. Da giovane era stato un cacciatore, astuto come un lupo, e condusse la propria gente lontano dalla Prole Oscura che li inseguiva. Ma sapeva che nemmeno gli halla possono correre per sempre. Devono girarsi e combattere, o essere schiacciati.

Ai piedi del Mer'deine la Prole Oscura mise alle strette il clan di Iloren. Quella notte, la luna fu soffocata dalle nuvole, la terra nascosta da una terribile nebbia che si alzò dal nulla, tanto che gli elvhen non riuscivano a distinguere l'alto dal basso. Nella confusione, la Prole Oscura attaccò.

Ma Iloren era pronto. Tutto intorno all'accampamento i cacciatori avevano steso erba secca, cespugli e rovi. Quando udirono i rami spezzarsi sotto il peso dei passi, Iloren e gli altri hahren invocarono l'antica magia. Colpirono con il fulmine e, benché mancarono la Prole Oscura, colpirono comunque il bersaglio. Il mare di sterpi prese fuoco e nessuna delle creature riuscì a superare il fuoco e a raggiungere il clan di Iloren.

Tratto da "Il racconto di Iloren," scritto da Zathrian, trasmesso di guardiano in guardiano di generazione in generazione.


Dane e il Lupo Mannaro - Sui lupi mannari

Articolo principale: Voce del Codice: Dane e il Lupo Mannaro

Lasciatemi cantare di eroi e di onori perduti e ritrovati,
Di mostri e uomini di ogni forma,

Di Dane, cacciatore senza pari,
Temuto dalle foreste del Ferelden,
Che, una mattino d'autunno vide
Un cervo bianco illuminato dal sole,
Massima preda per la lancia di un cacciatore.

Attraverso i boschi essi corsero, cervo e cacciatore,
Finché il cervo giunse in un boschetto da tempo dimenticato.
Quell'inseguimento aveva destato un appetito nel bosco,
Un lupo mannaro, una creatura con la mente di un uomo,
Attratto da quella caccia era venuto per reclamare,
Il cervo come tributo a lui dovuto,
Attirato dall'odore del sangue che si raffreddava.

Nel silenzio i due cacciatori attesero.
Dane, armato di lancia contro il lupo con tutta la sua prole,
Sapeva di essere perduto,
E si preparò ad affrontare le tortuose vie dell'Oblio
Poi la bestia parlò, con voce umana,
"Tu hai sottratto questo cervo dai miei boschi e al mio branco,
Ma tutto ha un prezzo".

Il branco di lupi si avvicinò ed egli
Che con la sua lama aveva sconfitto cinghiali e orsi
Conobbe la paura. Pronunciarono il suo nome ruggendo
Simili a lapidi, offrirono un accordo animale.
"Muori qui, cacciatore, da solo
E dimenticato, oppure prendi il mio posto tra i lupi
E io prenderò il tuo tra gli uomini".

Così fu stipulato un accordo,
E il branco di lupi servì Dane in forma di lupo,
E il lupo corse dalla sua famiglia in forma di Dane,
In tutto un anno e un giorno.
Ma a certe cose non v'è rimedio,
Certe monete non si possono spendere,
Quando coi cuori si scommette, una crepa si può aprire.

—Tratto dalla saga di Dane e il Lupo Mannaro, riportata dal menestrello Uccam, 4:85 Era Oscura.


Morte di un templare

Articolo principale: Voce del Codice: Morte di un templare

La terra secca e polverosa risucchia le gocce salate che ne punteggiano la superficie. Un piccolo insetto si ferma, percependo le vibrazioni, poi fugge via, lasciandosi alle spalle il suo nemico invisibile. Mentre le gocce cadono, i cerchi scuri si uniscono, prendendo la forma di uno specchio.

Le emozioni primordiali di brama di sangue e dolore si fondono in una bevanda letale, in grado di vincere persino il più forte degli uomini. La giurisdizione della forza spetta allo spirito, non al braccio o al petto. Solo il saggio si rivolge al suo santuario interiore per preservare la propria mente da una follia che consuma tutto quanto. Voci seducenti che sussurrano promesse di gloria attendono sul sentiero della carne debole, foriere di una morte ben più atroce di quella del piombo o dell'acciaio bollenti. Queste vuote promesse riecheggeranno per sempre l'insondabile.

Vivendo tra comodi possedimenti materiali, è facile fraintendere il vero significato dell'odio incontrollabile. Mancare di capire il potere della lotta contro credenze pure e stabili, contro nemici che hanno orecchio solo per la propria anima. Un odio incontrollabile. Influenzato e pertanto rimosso dall'innocenza. La cicatrice è permanente e interna.

La pioggia, ora rossa, nutre il debito delle azioni passate. Scavare ancor più a fondo nella terra, mentre la mente si trascina più lenta. Cosa attirò lui, proprio lui, a questa situazione? La mente rifluisce e separa un ricordo di pura innocenza. Egli entrò in guerra come un neonato entra nel mondo, inconsapevole degli orrori e della luce del Creatore che lo salverà.

Il suono di metallo che scivola sul cuoio proviene dall'alto. Dal secondo in cui nacque fino al suo ultimo respiro, la sua mente elaborò la conoscenza e le esperienze. Invero, egli si considerò saggio ai propri occhi, ma solo l'umile riconosce quanto poco sa. Pregiudizi, congetture e false apparenze si fanno strada accompagnate dal suono di acciaio che colpisce e, infine, la sua anima, pronta come i suoi occhi, secchi per quest'ultima epifania, entrano nella Sua promessa di forma più pura.

—Tratto da "Morte di un templare", di Ser Andrew, cavaliere di Andraste e archivista dei templari, 9:4 Era del Drago.


Un libro rosicchiato e bagnato

Articolo principale: Voce del Codice: Un libro rosicchiato e bagnato

(Gran parte del testo è illeggibile.)

Giorno 42: inizio a sospettare che qualcuno ci manipoli, come una sorta di mano invisibile sopra di noi. Sento sempre un rumore secco. Clic-clic- Clic-clic.

(Mancano molte pagine, e gran parte dell'inchiostro su quelle rimaste si è mescolato.)

...e poi ho detto loro che non avrei accettato alcun formaggio, a meno che non provenisse direttamente dalla mano della venerata madre...

(Fango o qualcosa del genere ha inzuppato le pagine.)

Giorno 115: mia madre mi diceva che ero speciale. Non avevo mai capito quanto avesse ragione...

(L'inchiostro è un'unica macchia.)

...era Yusaris! Lo giuro! Era identico alle incisioni nella stanza da disegno dell'arle. L'ho inviato al Circolo per una verifica, ma non ho più...

—Tratto da un libro rosicchiato e bagnato.


Antologia Noladar di poesia nanica

Articolo principale: Voce del Codice: Antologia Noladar di poesia nanica

Il non morto esumato
Nato dalle tombe meno profonde
Scavato dai vivi

—Del Campione Lynchcar, 7:44 Era della Tempesta.

Ti piacciono la pappa e il nug col castagnaccio?

No, signor Impaccio
Non mi piacciono la pappa e il nug col castagnaccio

Le mangeresti se ti sentissi uno straccio?
Se lo farai, riceverai un abbraccio!

Non le mangerei se mi sentissi uno straccio
Da te non vorrei un abbraccio

Allora ti puliresti con un borraccio?
Su, su, basta con questo caratteraccio!

Non mi pulirei con un borraccio
Preferirei mangiare un viscido vermaccio

Li mangeresti con un insettaccio?
Li condivideresti con un furfantaccio?

Non li condividerei con un furfantaccio
Non li mangerei con un insettaccio
Non per un abbraccio
Né se mi sentissi uno straccio
O se avessi un borraccio
Non ho un caratteraccio
Su, su, signor Impaccio
Cos'hai bevuto, del sanguinaccio?

Mangiali in questo buco, accidentaccio
Mangiali, mangiali, qui all'addiaccio

Ne ho abbastanza, signor Impaccio!
Qui, all'addiaccio
Con il furfantaccio
E il vermaccio
E l'insettaccio

—Del Campione Seuss, 2:12 Era della Gloria.

Mai arrendersi
Forse il sangue nanico è tiepido
Ma colmo di vita come il metallo.

—Del Campione Lynchcar, 7:48 Era della Tempesta.

Un tempo c'era di lyrium un minatore,
Il cui volto era tutto un pallore,
I morti anche lui vollero catturare,
E non c'era molto che lui potesse fare,
Con un volto bianco come un cadavere.

—Dell'autore Carlol della casata Yonoch, 9:11 Era del Drago.


Giorno del banchetto del pesce - Una ricetta di pesce

Articolo principale: Voce del Codice: Giorno del banchetto del pesce

Budino di sgombro soffice

2 sedani a gambo lungo
1 pepe verde
mezza libbra di sgombro bollito
1 piccola cipolla, tagliata finemente
2 cucchiaini di mostarda
1 cucchiaino di sale
mezzo cucchiaino di pepe di Antiva
otto cucchiaini di macis
una spruzzata di semi di cardamomo
2 uova sbattute
2 uova sode, tagliate per essere decorate

Questo libro, trovato nella residenza di Arle Eamon, si apre naturalmente su questa pagina.


Il primo Flagello: capitolo 1 - Il secondo peccato

Articolo principale: Voce del Codice: Il primo Flagello: capitolo 1

Il Thedas è una terra di grandi diversità, dai principi assassini di Antiva ai grifoni svaniti delle Anderfel, ma nei miei viaggi ho sentito un racconto che unisce la gente di questa terra. È una storia di orgoglio e dannazione, e anche se le versioni differiscono tra loro, l'essenza del racconto è la stessa.

All'apice del suo potere, l'Impero Tevinter si estendeva su gran parte del Thedas, e univa il mondo conosciuto sotto il dominio tirannico dei magister. Si dice che gli Antichi Dei adorati dai magister concedessero loro la conoscenza della magia del sangue, e che i magister usassero questo potere proibito per cementificare il proprio dominio. Il sangue degli schiavi elfi e umani scorreva sugli altari dei magister per incrementarne la cupidigia; e i racconti dei loro eccessi sono talmente orribili che si può solo essere felici che oggi la magia del sangue sia stata bandita.

Ma tutto ciò che sale prima o poi deve scendere. Forse avevano previsto la loro rovina, o forse il loro orgoglio non conosceva limiti, ma qualunque fosse la ragione, i magister osarono aprire un portale magico sulla Città Dorata nel cuore dell'Oblio. Cercarono di usurpare il trono del Creatore, da lungo tempo vacuo, dopo che il Creatore aveva voltato le spalle alla propria creazione. I magister volevano attaccare il paradiso con i loro poteri e assurgere alla condizione di dei.

Questo è ciò che la Chiesa, nella sua tendenza a minimizzare, definisce "secondo peccato".

Secondo la maggior parte delle versioni del racconto, i magister raggiunsero davvero la Città Dorata ed entrarono nella dimora del Creatore, dove nessun essere vivente prima di loro aveva osato o era stato in grado di avventurarsi. Ma all'umanità non spetta il diritto di percorrere le vie del paradiso. I magister erano macchiati dall'orgoglio e da altri peccati, e la loro presenza inquinò la Città Dorata. Ciò che un tempo era una cittadella santa e perfetta divenne una distorta dimora di tenebre e incubi. I magister furono ricacciati nel loro portale e maledetti per il loro tradimento. Come la Città Dorata era stata macchiata, lo stesso valeva per i magister, che, trasformati in creature delle tenebre, diventarono i primi prole oscura. La Città Dorata, un tempo faro luminoso nel cuore dell'Oblio, divenne la Città Nera, a ricordo del prezzo pagato dall'uomo per il suo orgoglio.

—Tratto da Racconti della distruzione del Thedas, di Fratello Genitivi, studioso della Chiesa.


Il primo Flagello: capitolo 2 - L'ascesa di Dumat

Articolo principale: Voce del Codice: Il primo Flagello: capitolo 2

Oggigiorno le persone non conoscono appieno le conseguenze del secondo peccato. Credetemi quando vi dico che, se gli viene chiesto, le persone pie e di Chiesa maledicono l'uso della magia malvagia, sputando e schioccando le dita, ma nessuno invero ricorda gli orrori scatenati così tanto tempo addietro. Qualunque registro fosse esistito a quel tempo, purtroppo non è sopravvissuto al caos e all'ignoranza che seguì quegli eventi. A istruirci restano solo i racconti dei sopravvissuti, tramandati nelle oscure ere, e il dogma della Chiesa, e ciò è davvero poco.

Non credo di minimizzare quando dico che il secondo peccato scatenò la rovina di tutta la vita del Thedas. La Prole Oscura è più virulenta della peggiore delle piaghe, una forza della natura senza cuore giunta sul nostro mondo come un vento malefico. Dai resoconti dei successivi Flagelli (come vennero definite in modo alquanto appropriato le invasioni della Prole Oscura), apprendiamo che la Prole Oscura diffondeva malattia e carestia ovunque si spostasse. La terra stessa veniva corrotta dalla loro presenza e il cielo era oscurato da tumultuose nuvole nere. Non esagero, amici miei, quando dico che l'adunanza della Prole Oscura è presagio di un terribile cataclisma.

Si dice che quei magister maledetti che divennero i primi prole oscura graffiarono la terra per trovare sollievo nelle tenebre delle Vie Profonde naniche, e nelle tenebre si moltiplicarono. Che fosse per un disegno consapevole o per un'ultima traccia di adorazione rimasta nelle loro menti, cercarono di localizzare gli Antichi Dei che un tempo servivano. Trovarono ciò che cercavano: Dumat, il primo tra gli Antichi Dei, un tempo conosciuto come il Drago del Silenzio, prima che il Creatore lo imprigionasse insieme ai suoi simili sotto la terra per il primo peccato, ovvero l'aver usurpato il posto del Creatore nel cuore dell'umanità.

Il drago addormentato si svegliò, liberato dai suoi seguaci dalla prigione del Creatore, e anch'egli divenne corrotto. Dumat fu trasformato nel primo arcidemone, il cui potere era alimentato da una mente empia e corrotta. Con le orde di Prole Oscura al suo seguito, Dumat ascese volando in cielo, portando rovina nel mondo del Creatore. L'Antico Dio era diventato l'occhio di una tempesta oscura che avrebbe devastato tutto il mondo.

—Tratto da Racconti della distruzione del Thedas, di fratello Genitivi, studioso della Chiesa.


Il primo Flagello: capitolo 3 - La caduta dei nani

Articolo principale: Voce del Codice: Il primo Flagello: capitolo 3

Durante il primo Flagello, il mondo era diverso da come lo conosciamo oggi. A parte la civiltà dell'Impero, l'umanità era una razza per lo più barbarica e frammentata in clan e tribù che lottavano tra di loro per le risorse vitali. Nello stesso tempo, sotto le montagne del Thedas fioriva una cultura nanica tanto organizzata e avanzata quanto la nostra era primitiva.

Quando la Prole Oscura uscì in superficie dalle sue tane sotterranee, l'umanità prima si piegò, poi contrattaccò. Gli eserciti del Tevinter cercarono di affrontare le moltitudini di creature deformi e l'orribile corruzione delle terre circostanti, ma non potevano essere dappertutto nello stesso momento. La storia umana ricorda il primo Flagello come un tempo di terribile devastazione, e queste storie sono accurate, ma nella nostra arroganza ci dimentichiamo spesso il prezzo pagato dai nani nei loro isolati regni di montagna.

I nani affrontarono orde di Prole Oscura molto più numerose di quelle che affrontarono gli umani, poiché dovettero contendersi con l'orda il controllo del sottosuolo. Nonostante la potenza e la tecnologia nanica, la selvaggia Prole Oscura si fece strada in mezzo a loro, prima distruggendo i thaig più remoti, poi inghiottendo interi regni. Pensateci: un'intera civiltà perduta nel giro di pochi decenni. Se paragonato al quasi-genocidio che i nani dovettero sostenere, ciò che noi umani chiamiamo primo Flagello non è altro che una scaramuccia. Contro la Prole Oscura, le terre naniche hanno sempre sostenuto la violenza degli scontri e la maggioranza dei sacrifici.

Alla fine quattro regni nanici riuscirono a unire le proprie forze e a contrattaccare, e questa operazione congiunta li salvò. Ma per il resto delle loro terre era troppo tardi. La Prole Oscura si era impossessata delle Vie Profonde, i maestosi passaggi sotterranei che collegavano le terre naniche in tutto il Thedas. Attraverso queste gallerie, la Prole Oscura era in grado di attaccare qualunque punto della superficie.

L'umanità non era preparata a un simile massacro. Era chiaro che le nostre tecniche di guerra non ci sarebbero state di alcun aiuto.

Poi giunse la nostra salvezza: nacquero i Custodi Grigi.

—Tratto da Racconti della distruzione del Thedas, di fratello Genitivi, studioso della Chiesa.


Il primo Flagello: capitolo 4 - I grifoni spiccano il volo

Articolo principale: Voce del Codice: Il primo Flagello: capitolo 4

Fondato nella fortezza di Weisshaupt nelle Anderfel, l'ordine dei Custodi Grigi offrì una speranza nei giorni più oscuri dell'umanità. I veterani di decenni di battaglie contro la Prole Oscura si unirono, e i migliori tra loro si impegnarono a fare tutto il necessario per fermare le ondate di Prole Oscura che colpivano la terra. Questi grandi umani, elfi e nani unirono le proprie conoscenze del nemico e formarono un fronte unito per fermare la furia dell'arcidemone.

E ci riuscirono. Ancora oggi si cantano ballate della prima carica dei Custodi Grigi contro le ondate di Prole Oscura nella città di Nordbotten, quando ciascun Custode affrontò 10 o 20 prole oscura alla volta. Squadroni di Custodi Grigi salirono in groppa ai loro potenti grifoni, elevandosi nei cieli neri e affrontando il terribile arcidemone con lance e incantesimi: oh, che spettacolo deve essere stato!

Per quanto incredibile appaia, i Custodi Grigi vinsero quella prima battaglia. Levarono le braccia in segno di vittoria e improvvisamente provarono un senso di speranza. I Custodi Grigi guidarono le terre degli uomini e gli ultimi difensori delle sale naniche contro le orde dell'arcidemone Dumat per i successivi cento anni, conquistando e perdendo terreno, ma senza mai tirarsi indietro. Da ogni angolo del Thedas reclutarono chiunque possedesse le abilità e la forza necessarie per sollevare lo stendardo dei Custodi Grigi, senza distinzioni tra schiavi elfici o nobili umani. Infine, dopo quasi due secoli dall'ascesa dell'Antico Dio dalla terra, i Custodi Grigi riunirono un esercito di uomini e di nani nella Battaglia dei Campi Silenti. Fu allora che Dumat cadde e il primo Flagello si concluse.

L'Impero Tevinter avrebbe dovuto affrontare una nuova sfida con la venuta della profetessa Andraste. I ricordi del Flagello si fecero distanti. Con la sconfitta di Dumat, la Prole Oscura non fu più considerata una minaccia, ma con il senno di poi sappiamo che fu da ingenui pensarla così. Il compito dei Custodi Grigi era lontano dal concludersi.

—Tratto da Racconti della distruzione del Thedas, di fratello Genitivi, studioso della Chiesa.


I primi figli del Creatore

Articolo principale: Voce del Codice: I primi figli del Creatore

Le prime creazioni del Creatore furono gli spiriti, esseri di gloria che popolavano le molte spire della Città Dorata, e il Canto della Luce racconta che essi riverivano il Creatore con fede devota. Il Creatore, però, non era soddisfatto. Benché gli spiriti fossero come Lui, nel senso che potevano manipolare l'etere e creare, essi non lo facevano. Non sentivano il bisogno di creare, e se gli veniva ordinato non possedevano l'immaginazione per dotare le proprie creazione di ingegnosità o vita.

Il Creatore comprese la Sua follia: aveva creato gli spiriti perché fossero come Lui in tutto e per tutto, tranne che nel modo più importante. A essi mancava la scintilla del divino. Scacciò tutti gli spiriti dalla Città Dorata nell'Oblio, e passò alla Sua creazione successiva: la vita.

Il Creatore generò il mondo e gli esseri viventi su di esso, separandoli dall'Oblio con il Velo. I suoi nuovi figli non sarebbero stati in grado di dare forma al mondo, quindi avrebbero dovuto lottare per sopravvivere. In cambio di questa lotta, il Creatore diede loro la scintilla del divino, un'anima, ed Egli osservò compiaciuto le Sue creature prosperare e mostrare tutta l'ingegnosità in cui Lui aveva sperato.

Gli spiriti erano invidiosi degli esseri viventi, e quando questi dormivano li attiravano nell'Oblio. Gli spiriti volevano saperne di più sulla vita, sperando di trovare un modo per riconquistare il favore del Creatore. Attraverso gli occhi dei viventi conobbero nuovi concetti: amore, paura, dolore e speranza. Gli spiriti rimodellarono l'Oblio perché somigliasse ai concetti che avevano conosciuto. Ciascuno spirito cercava disperatamente di portare quanti più sognatori nel suo reame, in modo da possedere una scintilla del divino attraverso di loro.

Mano a mano che il potere degli spiriti cresceva, però, alcuni di loro divennero sprezzanti dei viventi. Questi erano gli spiriti che avevano visto la parte più oscura dei sognatori. Le loro terre erano luoghi di tormento e orrore, e sapevano che i sognatori erano attratti dai luoghi che riflettevano le parti oscure di loro stessi. Questi spiriti misero in dubbio la saggezza del Creatore e proclamarono i viventi come esseri inferiori. Appresero molto dalle tenebre che videro e divennero i primi demoni.

Rabbia, fame, accidia, desiderio, orgoglio: queste sono le parti oscure dell'anima che danno potere ai demoni, gli agganci che usano per farsi strada nel mondo dei viventi. Erano demoni quelli che sussurravano nelle menti degli uomini, convincendoli ad allontanarsi dal Creatore e a adorare falsi dei. Cercano di possedere ogni forma di vita come se spettasse loro, forgiano regni d'incubo nell'Oblio, nella speranza di assediare un giorno le pareti del paradiso stesso.

E il Creatore provò di nuovo la disperazione, poiché Egli aveva dato il potere della creazione ai suoi nuovi figli, e in cambio questi avevano creato il peccato.

—Tratto da "I primi figli del Creatore", di Bader, incantatore anziano di Ostwick, 8:12 Era Benedetta.


La Legione d'Acciaio - Riguardo alla perdita della Legione d'Acciaio

Articolo principale: Voce del Codice: La Legione d'Acciaio

Il Campione Caridin scomparve durante l'undicesimo anno del regno di Re Valtor, e insieme al Campione andò perduta anche l'arte di creazione dei golem. Vennero inviate delle spedizioni nelle Vie Profonde per localizzarlo, ma la Prole Oscura le respinse tutte.

Finalmente, durante il secondo anno del regno della Regina Getha, centoventisei golem, ovvero tutta la Legione d'Acciaio, furono inviati a recuperare il Campione.

Non ne tornò nessuno.

Il Modellatore dei Golem rifiutò di sostenere ulteriori tentativi di ritrovare il Caridin, e il Campione fu dichiarato morto.

Il Modellatorio non si riprese mai dalla perdita di un'intera legione di golem, e non consentì mai più l'invio di una legione composta interamente da golem nelle Vie Profonde.

—Da Le sale di pietra dei nani di Fratello Genitivi, studioso della Chiesa


Nell'uthenera - Un canto elfico

Articolo principale: Voce del Codice: Nell'uthenera

Hahren na melana sahlin.
Emma ir abelas.
Souver'inan isala hamin,
vhenan him dor'felas,
in uthenera na revas.

Vir sulahn'nehn,
vir dirthera,
vir samahl la numin,
vir lath sa'vunin.

Tradotto dalla lingua elfica:

Anziano, il vostro tempo è giunto.
Ora sono colmo di dolore.
Occhi stanchi devono riposare,
il cuore si è fatto grigio e lento,
la libertà è nel sonnambulismo.
Noi cantiamo e gioiamo,
raccontiamo le storie,
ridiamo e piangiamo,
ci amiamo un giorno ancora.

—Tratto da "Nell'uthenera", canto tradizionale elfico, origine sconosciuta.


Leggenda di Luthias il Discendente Nanico

Articolo principale: Voce del Codice: Leggenda di Luthias il Discendente Nanico

Da bambino, Luthias era più piccolo della maggior parte dei giovani Alamarri. All'età di 12 anni, Luthias salvò Tutha, il figlio di un capo tribù, dal suo cane. Il cane era idrofobo, e quando attaccò Tutha, Luthias lo uccise a mani nude. Il padre di Tutha, Mabene, fu impressionato dalla forza e dal coraggio di Luthias, e lo prese come un figlio proprio.

Quando Luthias divenne un uomo, divenne celebre per il suo carisma e il suo coraggio. Benché più basso degli altri guerrieri, Luthias era più forte e più valoroso di qualunque guerriero della tribù. Quando era giovane, Mabene lo inviò nella città nanica di Orzammar per negoziare un'alleanza. La tribù di Mabene era in conflitto con altri Alamarri, e gli occorreva tutto l'aiuto possibile.

Luthias non riuscì a convincere il re dei nani ad aiutarli, ma si innamorò della figlia del re, Scaea. Luthias e Scaea fuggirono dal regno nanico e tornarono alla tribù di lui. Scaea insegnò a Luthias l'arte di combattere senza provare dolore, la condizione berserker nota come "furia della battaglia", e con essa Luthias divenne un celebre guerriero.

Luthias condusse la sua tribù a molte vittorie, e alla fine prese il posto del padre adottivo a capo di essa. Ma questa pace non sarebbe durata. Durante un banchetto tra i capi degli Alamarri e degli Avar, la bella e potente condottiera degli Avar, Morrighan'nan, si innamorò di Luthias e lo sedusse. Scaea lo venne a sapere e tornò a Orzammar. Quando Luthias rifiutò l'offerta di matrimonio di Morrighan'nan, lei se ne andò incollerita e da quel momento le due tribù furono in guerra.

Per 15 anni, gli Alamarri e gli Avar combatterono. Durante la Battaglia delle Cascate Rosse, un giovane e potente guerriero della tribù di Morrighan'nan sfidò Luthias in battaglia. Luthias fu ferito gravemente, ma riuscì a uccidere il ragazzo. Morrighan'nan gli rivelò che quel ragazzo era suo figlio, concepito 15 anni prima durante la loro relazione. Maledisse Luthias come assassino dei propri figli e l'esito della Battaglia delle Cascate Rosse si volse contro di lui.

Morrighan'nan sconfisse Luthias una battaglia dopo l'altra, finché gli Alamarri non furono respinti ai piedi delle Montagne Gelide. Lì, Luthias oppose un'ultima resistenza. Nella notte precedente all'ultima battaglia di Luthias, Scaea andò da lui e gli offrì un'armatura nanica in cambio di una notte insieme. Luthias accettò e il mattino seguente indossò l'armatura. La battaglia fu feroce e sanguinosa, e Luthias affrontò Morrighan'nan in duello. Alla fine, Luthias sconfisse la guerriera, ma ricevette una ferita mortale al cuore: inspiegabilmente la maglia non era riuscita a bloccare quell'ultimo colpo. Luthias morì, e dopo la battaglia un gruppo di guerrieri nanici scese dalla montagna per riportare il suo corpo a Orzammar.

—Tratto da La leggenda di Luthias il Discendente Nanico, autore sconosciuto, circa -350 Era Antica.


In lode dell'umile nug - I deliziosi nug

Articolo principale: Voce del Codice: In lode dell'umile nug

Una volta ho servito a un umano del nug ed egli ha detto che era come mangiare un'assurda mescolanza di maiale e lepre. L'idea lo turbò al punto che si rifiutò di finire la sua porzione e si accontentò di un po' di pane secco.

Naturalmente, questo serve solo a mostrare che gli abitanti della superficie, umani o di altra razza, hanno un palato tragicamente poco fino. Il nug è senza dubbio l'animale più delizioso che io abbia mai assaggiato. Solo un cadavere non avrebbe l'acquolina al pensiero di un boccone di nug arrosto, che si scioglie in bocca. Il Campione Varen, benché la sua casata sia caduta, sarà sempre ricordato per aver scoperto le meraviglie della carne del nug. Bisogna ammettere che la scoperta è avvenuta per caso, quando lui si allontanò dalla sua legione e si perse nelle Vie Profonde per una settimana, ma non possiamo certo biasimare il buon Campione.

Benché le frittelle di nug e i bocconcini di nug (i miei figli li adorano) siano i piatti che si incontrano più di frequente, il nug può essere preparato in altri modi interessanti ed eleganti. Il defunto Re Ansgar Aeducan adorava il nug scottato su un piatto di metallo e cotto in forno, condito con una salsa di panna insaporita con funghi delle Vie Profonde. Bisogna fare attenzione quando si usano questi funghi, perché spesso crescono vicino ai corpi dei prole oscura. Dicono che sia questo a dare loro quel sapore unico e quel profumo inebriante, ma mangiarne troppi potrebbe giocare brutti scherzi alla mente.

—Tratto da In lode dell'umile nug, di Bragan Tolban, onorato chef della Casata Aeducan.


Canzoni popolari tradizionali naniche - Canzone su un nug

Articolo principale: Voce del Codice: Canzoni popolari tradizionali naniche

Il nug siede nel fango
Il nug muove le orecchie
Prendi il nug, lui scappa via!
Il nug vive ancora un giorno!
Il nug siede nel fango
Il nug muove le dita delle zampe
Afferri il nug, lui scappa via!
Il nug corre a giocare!

Il nug siede nel fango
Il nug muove il naso
Solletichi il nug, lui ride!
Ora il nug è sul mio piatto!

—"Frittelle di nug", una celebre filastrocca nanica.


I sermoni della divina Renata I

Articolo principale: Voce del Codice: I sermoni della divina Renata I

La debolezza della volontà dei mortali è il più grande difetto di tutti i figli del Creatore. Noi barattiamo il nostro onore come se fosse la più debole delle monete. Non capiamo cosa sia l'integrità né quale sia il suo valore. Da questa ignoranza si generò il peccato originale.

In un certo momento delle nostre vite, tutti abbiamo pensato: "Che importanza ha la mia integrità? Non sono che un mortale. Sono impotente". Quanta cecità! La virtù di un singolo schiavo distrusse l'Impero Tevinter. Il disonore di un uomo allontanò il Creatore da noi. In verità vi dico, solo l'integrità dei nostri cuori riconquisterà l'amore del Creatore. Questo è l'unico potere che possediamo per cambiare in meglio o in peggio questo mondo.

—Da un sermone sull'integrità


Diario dell'adepto della Calma - La Calma

Articolo principale: Voce del Codice: Diario dell'adepto della Calma

Alcuni ridono di me, ma non mi importa più.

Una volta studiavo come loro. Apprendevo sotto la tutela di un incantatore e cercavo di padroneggiare l'arte di piegare la magia alla mia volontà, e anche se me la cavavo bene, sapevo che stavo lottando duramente. Vedevo il modo in cui l'incantatore mi guardava, le occhiate di sbieco di preoccupazione e disappunto. Gli altri apprendisti evocavano le fiamme, mentre io a fatica accendevo una candela.

Avevo paura della magia. Quando ero un ragazzo, mia nonna mi intratteneva con storie sulla terribile Flemeth, la Strega delle Selve. Mi raccontava dei magister e di come la loro magia malvagia aveva infettato il mondo con la Prole Oscura. Mi parlava dei demoni e di come questi erano attirati dai sogni di chi, come me, possedeva la magia. Mi raccontava tutto questo perché, diceva, il talento scorreva nel sangue della nostra famiglia.

E scorreva anche nel mio. Per tutta la mia gioventù ho temuto quell'idea, ho pregato il Creatore di non essere maledetto, ma sapevo che non potevo farci niente. Nel mio cuore ne ero consapevole. Quando i templari vennero alla nostra casa, io sapevo. La torre dei maghi era spaventosa, piena di segreti e di pericoli. I templari mi guardavano come se mi fossi potuto trasformare in un abominio davanti ai loro stessi occhi. Il mio incantatore cercò con pazienza di insegnarmi a controllare la mia forza di volontà, l'unica difesa che avevo contro un demone che avesse tentato di schiavizzarmi, ma era inutile. Quante notti ho pianto fino ad addormentarmi al buio, da solo?

Poi giunse infine il mio Tormento, la mia prova finale. Affrontare un demone, dicevano, o sottomettersi al Rito della Calma. Avrebbero reciso il mio collegamento con l'Oblio, così io non avrei più sognato e nessun demone avrebbe più potuto toccarmi, ma sarei stato anche incapace di praticare la magia e di provare qualunque emozione. Affrontare il demone avrebbe significato morte certa, quindi fu una scelta facile.

Non fu doloroso.

Ora rendo servizio in altri modi. Noi adepti della Calma gestiamo gli archivi. Mandiamo avanti la torre, compriamo i viveri e facciamo di conto. La nostra condizione ci consente di usare il lyrium senza controindicazioni, così siamo noi a incantare gli oggetti magici. Siamo i mercanti che vendono questi oggetti a chi viene autorizzato dal Circolo, e il ricavato della vendita fornisce sostentamento al Circolo.

Quindi, noi adepti della Calma abbiamo un'importanza fondamentale. Grandi e piccini mi guardino pure storto, ma senza di me starebbero decisamente peggio. Forse mi considerano un fallimento, ma io non provo alcuna vergogna. Non temo ciò che sono. Le ombre non sono che ombre, e io sono felice.

—Eddin il Mansueto, adepto della Calma del Circolo dei Magi di Porto Brullo, Liberi Confini.


Diario di Trian

Articolo principale: Voce del Codice: Diario di Trian

21 Era Fervida: ho visto Gorim correre avanti e indietro per cercare di preparare l'armatura cerimoniale di mio fratello per il banchetto. L'ho fermato e gli ho chiesto come stessero andando i preparativi. Mi ha detto che uno dei bracciali aveva una macchia. La sua devozione mi ha colpito. È alquanto leale verso la nostra famiglia.

23 Era Fervida: stavo andando a discutere del trattato con mio padre quando ho incrociato un messaggero che aspettava nel salone. Quando gli ho chiesto perché stesse vagabondando per il palazzo reale, lui ha borbottato qualcosa riguardo un dono per il "nuovo comandante" e mi ha chiesto (quasi supplicandomi) di consegnare un oggetto a mio fratello. A me! L'erede al trono di Orzammar non esegue commissioni per un messaggero! Sicuramente era nuovo del mestiere. L'ho fatto buttare fuori, ma la sua sfrontatezza ancora mi arde in cuore.

In seguito ho appreso che Bhelen aveva detto che il modo più veloce per arrivare a mio fratello era attraverso di me e lo aveva fatto attendere fino al mio arrivo. È davvero inappropriato da parte di un principe di Orzammar giocare tiri del genere. Deve crescere e capire che, in quanto membro della famiglia reale, ha delle responsabilità.

24 Era Fervida: questa mattina ho trovato la... compagna di giochi di Bhelen che si aggirava (di nuovo!) per i corridoi vicino alla sua camera da letto. Sicuramente stava cercando di rubare qualcosa, o forse lo aveva già fatto. Il suo petto era più gonfio di quello della maggior parte delle signore rispettabili. Che nascondesse dei gioielli nel corpetto? Comunque, ho finto di non vederla, altrimenti sarebbe stato imbarazzante. Vorrei che Bhelen la tenesse nella sua stanza, se proprio deve stare qui. Il mio fratellino si preoccupa troppo di divertirsi, tralasciando i suoi doveri di principe. Quando avrò tempo dovrò spiegargli cos'è la disciplina. Sfortunatamente sono troppo preso dai molti incarichi che nostro padre mi ha affidato.

26 Era Fervida: devo ricordare di mandare un segno di riconoscenza a Jaylia Helmi. L'alleanza tra gli Helmi e gli Aeducan deve essere solida. Lady Jaylia accetterà sicuramente la mia proposta di matrimonio, visto che prima o poi diverrò re, ma essere cortesi non guasta mai. Ho sentito dire che ci sono abitanti della superficie che vendono delle sete. Forse manderò qualcuno a comprare qualcosa di grazioso. Il colore preferito di Jaylia è il turchese.

28 Era Fervida: ho sentito che si terranno delle Prove per me al mio primo incarico, e che io sarò l'erede! Cosa succede? Devo assistere a queste prove, far notare la mia presenza. Orzammar non deve dimenticare che io sarò il suo prossimo re.

—Dal diario di Trian Aeducan.


Il diario dell'Incantatore Wilhelm

Articolo principale: Voce del Codice: Il diario dell'Incantatore Wilhelm

13 Pluitanis: L'interrogatorio del demone sta procedendo bene, ed è piuttosto affascinante... sempre che ciò che dice sia vero. Ho inviato le mie ricerche fino a questo punto al Primo Incantatore Arden e, sebbene sia preoccupato per la mia sicurezza, non crede che ci sia motivo per smettere. Spero solo che i templari non scoprano cosa sto facendo. Come faremo a trovare un altro modo per occuparci della possessione demoniaca, se la Chiesa non ci permette di compiere ricerche?

20 Eluviesta: Oggi il giovane Matthias è ancora una volta quasi arrivato qui sotto, e questa volta ho dimenticato di attivare la barriera. Credo che imposterò le difese in modo che ignorino i miei discendenti. Preferirei che il bambino raggiungesse il laboratorio, piuttosto che vederlo ucciso per una mia dimenticanza. Poverino, lui vuole solo sapere perché suo padre trascorra tanto tempo nei sotterranei della torre. Presto trascorrerò più tempo con lui, lo giuro.

28 Eluviesta: Shale si comporta stranamente. Mi chiedo se debba interrompere i miei esperimenti su di lei... Sono così vicino a una scoperta, ne sono certo! Ah, forse farei meglio a concentrarmi sul demone.

2 Matrinalis: Il demone è nuovamente quasi riuscito a scappare. È astuto. Dovrò fare più attenzione. Il giovane Eamon mi ha inviato una lettera per chiedermi di tornare a Redcliffe. Ci dovrò pensare. Presto.

11 Matrinalis: È mai possibile? Che incredibile scoperta, soprattutto se si considera che il demone stava cercando di nascondermelo a tutti i costi. Oppure mi ha rivelato tale informazione fingendo di nasconderla? Devo scoprire la verità!

19 Umbralia: Credo che sia giunto il momento di congedare il demone. È troppo pericoloso per me continuare a trattenerlo, e non posso scartare la possibilità che stia avendo una qualche influenza sul golem. O forse è colpa dei miei esperimenti? Per il momento, proverò a disattivare Shale e mi occuperò del demone, una volta per tutte. La farò finita.

(Non ci sono altre note).

—Tratto dal diario dell'Incantatore Wilhelm Sulzbacher.


Racconti ammonitori per gli avventurieri - L'incontro con un wraith

Articolo principale: Voce del Codice: Racconti ammonitori per gli avventurieri

Fu allora che si accorse di non essere solo. L'accampamento abbandonato innanzi a lui era incredibilmente accogliente, come un miraggio. Il fuoco erano come mani calde che gli stringevano il cuore. Gli ricordava di una vita precedente, di molto tempo prima, quando era felice. Correva sui campi di girasoli con suo figlio, scaldati dal sole. Stava steso accanto al fuoco, con la sua bellissima moglie tra le braccia.

Provò una fitta di dolore al cuore. I suoi pensieri tornarono a quel fatidico giorno in cui tutto cambiò. C'era sangue dappertutto. Stringeva il corpo senza vita della moglie. Intorno a lui, le ceneri della sua casa bruciata cadevano come neve. Il fetore era terribile, sapeva di prole oscura. Impugnò l'ascia, toccò le gelide mani di suoi figlio e se ne andò. Li avrebbe uccisi. Li avrebbe uccisi tutti quanti. Il dolore che provava era insopportabile.

Aprì gli occhi e si ritrovò davanti la seconda cosa più terrificante che avrebbe visto in vita sua: un wraith oscuro, curvo su di lui, che lo prosciugava della vita. Intorno a lui, l'accampamento era sparito, sostituito da qualcosa di familiare, quasi pacifico: ossa, morte e disperazione. Si chiese se tutta la sua vita non fosse stata un'illusione, se davvero avesse mai avuto una famiglia. Per un breve momento, provò sollievo. Non si può perdere qualcosa che non si ha mai avuto. Ma l'essere così vicino alla morte gli fece apparire tutto chiaro. Sapeva che era reale. L'illusione era tutto il resto. Sul suo volto straziato si allargò un sorriso. Molto a lungo aveva atteso questo momento. Sollevo le deboli braccia, afferrò il volto del demone e lo baciò. Fu come baciare una nuvola di polvere e sabbia. Di colpo, tutto il dolore lo abbandonò, e con esso, l'ultimo afflato di vita che gli restava. Prima che il suo corpo stremato toccasse terra, tutto finì.

Finalmente era libero.

—Da Racconti ammonitori per gli avventurieri, di Fratello Ramos di Guilherme, 7:94 Era della Tempesta.


Diario di Sophia Dryden

Articolo principale: Voce del Codice: Diario di Sophia Dryden

21 Eluviesta: È fatta. I nobili si sono schierati con Arland. Arland, il ragazzino con il moccio al naso. Arland, che non ha camminato fino a cinque anni. Arland, che si faceva allattare dalla bambinaia fino a due anni fa, o almeno così dicono. I teyrn e gli arle credono che sia un sempliciotto facilmente manipolabile, ma io ho visto qualcosa negli occhi del ragazzo, e ciò mi terrorizza.

10 Molioris: Ho assistito alle processioni del Giorno d'Estate da una stanza di Forte Drakon. Il reggente mi ha rinchiuso per tradimento, ma la mia unica colpa è stata restare fedele al mio paese e al mio cuore. Ho sciolto facilmente la lingua alla mia guardia donandogli un anello con rubino, e questa mi ha rivelato che i bann stanno discutendo sulla mia sentenza. Pregherò, ma non credo che mi attenda qualcosa di diverso dalla forca.

2 Ferventis: La pozione era come un fuoco amaro, ma sono sopravvissuta. Piangete per me, poiché sono sopravvissuta. Vorrei che avessero scelto per me una fine rapida. Sarei dovuta morire come una signora, la più grande dei Dryden, non vivere per diventare questa nullità... questa cosa mostruosa!

19 Matrinalis: Ora basta. Non sprecherò altro tempo in queste miserabili lamentele da donnicciola. La morte sarebbe stata più facile, ma il destino ha scelto di risparmiarmi e di concedermi questa opportunità. I Custodi Grigi sono un esercito, e il vecchio comandante è debole... l'ombra di un uomo. Ispirerò i Custodi, e Arland rimpiangerà il giorno in cui mi risparmiò la vita.

—Tratto dal diario del comandante Sophia Dryden.



Espansione: Awakening[]

Diario di Dailan - Il diario del guerriero Dailan di Kal'Hirol

Articolo principale: Voce del Codice: Diario di Dailan

2 Pluitanis: Altri thaig meridionali sono caduti. I Thaig Varen e Kal'Barosh sono stati sopraffatti. Quattromila vite spezzate. I prole oscura sono quasi alle porte di Kal'Hirol. La fortezza dev'essere evacuata.

4 Pluitanis: Ci sarà un esodo verso Orzammar. Molti nobili sono sgomenti: Orzammar, città commerciale, è così vicina alla superficie. Temono di perdere la loro affinità con la pietra per colpa dei vapori della superficie... un'idea ridicola. Ma Orzammar è la più facile da difendere.

7 Pluitanis: Gli esploratori hanno avvistato l'orda. È enorme. Per sfuggire ai prole oscura, i comandanti dicono che dovremo lasciare indietro tutto ciò che non è essenziale.

7 Pluitanis (appendice): Mi sono offerto volontario per restare indietro con un contingente di uomini. Rallenteremo i prole oscura, in modo che gli altri possano scappare. Che gli antenati abbiano pietà di noi.

9 Pluitanis: I senzacasta sono ancora qui, dimenticati nel panico. Sono ben 500. Se potessi convincerne anche solo la metà a combattere, sarebbero un esercito.

10 Pluitanis: Duecento uomini e donne. Gli antenati hanno stabilito che 200 sono abbastanza.

15 Pluitanis: I prole oscura ci hanno spinti fino alla fortezza interna. Solo un pugno di uomini sopravvive, ma li abbiamo fermati qui per cinque giorni. Non avremmo mai potuto farcela senza l'aiuto dei senzacasta... No, non senzacasta. Chiamarli "senzacasta" sarebbe un errore. Il loro sacrificio non dev'essere dimenticato.


Registri di Paludenera - Come la baronessa conquistò i cuori degli abitanti

Articolo principale: Voce del Codice: Registri di Paludenera

Alcuni anni fa, un drago imperversava nelle campagne, nutrendosi di animali e persone. Col tempo, fece del villaggio di Paludenera la sua tana. Temendo che il drago avrebbe sterminato gli abitanti per nutrire i suoi figli, inviammo degli uomini per scacciare la bestia. Gli uomini non tornarono mai.

Fino ad allora, la nuova baronessa non aveva fatto molto per la sua gente. Ma poi emerse dalla sua villa e ci disse di non preoccuparsi, poiché era stata mandata da Orlais non solo per governare, ma per proteggerci. Ci promise che il drago se ne sarebbe andato entro il tramonto successivo.

Si mise in marcia all'alba, da sola. Noi eravamo sicuri che fosse impazzita. Che possibilità aveva una sola donna contro un drago? Al tramonto ci fu un forte schianto, come un tuono, così potente da far tremare la terra. Poi la baronessa tornò da noi trionfante. Del drago, nessuna traccia.

La baronessa, non più distante e riservata, cantò e danzò insieme ai più umili di noi. Giravano voci secondo cui la Baronessa era una strega, ma a noi non importava. La sua magia ci aveva salvati, e per questo la amavamo.

—Dai registri del villaggio di Paludenera


Diario di Kristoff

Articolo principale: Voce del Codice: Diario di Kristoff

Pochi in città hanno sentito parlare di prole oscura sbandati. Io stesso dubitavo dei rapporti, finché un uomo mi ha detto di aver incontrato dei prole oscura a Paludenera. Sebbene gli abitanti della zona dicano che la palude sia infestata, alcune anime coraggiose e disperate come quell'uomo si azzardano ancora a raccogliere la torba.

L'uomo mi ha detto che il loro capo parlava, ma tutti sanno che i prole oscura non parlano. Cosa più orribile, mi ha descritto un mostro simile a un verme dotato di gambe. Di certo, si è sbagliato nel pensare che fosse insieme ai prole oscura.

Domani mattina partirò per Paludenera.

—Dal diario di Kristoff, Custode Grigio


Note di Kristoff - Un diario pieno di note scarabocchiate

Articolo principale: Voce del Codice: Note di Kristoff

Questi prole oscura agiscono diversamente da tutti gli altri, cercando di dirottarmi per mantenere segreto il loro nascondiglio. Sotto il comando dell'arcidemone i prole oscura sono diretti e prevedibili. Eppure questi sono riusciti persino a eludere un Custode Grigio!

Ho seguito il gruppo attraverso la Foresta di Kolorind, fino ai confini di Paludenera. La palude è pericolosa, ma presto sarò di ritorno a casa, da Aura. I Custodi Grigi potranno strapparmi dal suo letto, ma non potranno mai strapparla dal mio cuore.


Cantico di Maferath

Articolo principale: Voce del Codice: Cantico di Maferath

(Questi versi sono stati incisi nelle statue del Bosco del Cammino. Sembrano appartenere al Cantico di Maferath, che la Chiesa include tra i Versi Discordanti, non riconosciuti nel Canto della Luce.)

Il rancore consumò tutto ciò che era buono, gentile e amorevole, finché non rimase altro che il rancore stesso, stretto intorno al mio cuore come un grosso verme.

Nell'ora più oscura, mi ribellai a lei, giurando che l'avrei distrutta.

Nel momento della sua morte, capii ciò che avevo fatto e piansi.

Io porterò la sua parola nelle terre dei miei padri. In essa è contenuta la loro salvezza e la mia.

Ed ella venne da me in una visione, ponendomi una mano sul cuore.

Il suo tocco era come un fuoco che non bruciava. Grazie a quel tocco, io venni purificato.

Non disperare, disse lei, poiché il tuo tradimento è stato benedetto dal Creatore, e mi ha riportato al suo fianco.

Sono stato perdonato.


Il segreto della Baronessa - Il segreto delle pietre

Articolo principale: Voce del Codice: Il segreto della Baronessa

Il Velo è debole nei pressi del circolo di pietra. Forse è colpa del mio rituale, ma sospetto che sia sempre stato debole. Avverto tracce di magie antiche. Forse è questo che mi ha attirato qui. Credo che anche le ragazze lo avvertano.

Quando ci siamo avvicinate al circolo, hanno avvertito che c'era qualcosa che non andava. In me? Avevano paura di me? Qualcosa di questo luogo le sta cambiando, reclamandole per sé.

È plausibile che usare il loro sangue per rinvigorirmi possa intrappolare le loro anime nell'Oblio. Forse diventano gli stessi demoni, fantasmi e spiriti che invadono i miei sogni. Io... No, non ha importanza. Loro non sono nulla... solo contadine! Mentre io sono una baronessa di Orlais!

—Dal diario della baronessa di Paludenera


Antichi giuramenti

Articolo principale: Voce del Codice: Antichi giuramenti

C'è un'iscrizione nella pietra:

E così sei stato sconfitto, dagli Avvar e dai nani,
Rinchiuso dal sangue del tuo popolo,
Che possa trattenerti qui per sempre.

Qualunque cosa fosse imprigionata qui ha inciso un messaggio nella pietra:

Kiveal, niente potrà trattenermi. Questi muri crolleranno prima della mia dipartita. Quando ciò accadrà, io diffamerò i tuoi dei, richiamerò le tue spoglie mortali per servirmi e darò la caccia a tutti i tuoi consanguinei, Avvar e nani.



DLC: I Golem di Amgarrak[]

Diario di Darion

Articolo principale: Voce del Codice: Diario di Darion

Una pagina strappata da un diario
"...Abbiamo saputo di un antico laboratorio chiamato Amgarrak, dove un nano di Orzammar e un mago del Tevinter stavano cercando di ricreare la ricerca di Caridin. Amgarrak viene anche citato nelle note di Branka, sebbene non sia dato sapere perché non l'abbia cercato."

"Non hanno usato la pietra o il metallo, ma la carne. La carne dei morenti, dei malati e dei senzacasta. Abbiamo trovato la prova... Un costrutto in putrefazione di carne e ossa. Era sgraziato e privo di testa, e il tanfo era insopportabile."

"Gli interruttori deviano i flussi del lyrium causando effetti imprevedibili. A volte sembrano alterare l'ambiente, facendo in modo che appaia diverso... che venga percepito diverso. Deve trattarsi di magia, ma la nostra comprensione di tale argomento è limitata."

"C'è qualcosa qui con noi."

"Lo chiamano il Mietitore. Sanno che si è trattato di un terribile sbaglio, e hanno usato la magia per intrappolarlo in queste gallerie. La nostra stolta bramosia ci ha portati a questo punto, e ora siamo intrappolati con esso. La nostra unica speranza di fuga consiste nel distruggere tutto: la creatura, la ricerca e la magia che sostiene questo luogo. È tutto collegato. Devo raggiungere la forgia, ma è chiusa. Solo una specifica combinazione di interruttori funzionerà. Devo rifletterci ulteriormente."

"Ha trovato un corpo... Carne in putrefazione strappata ai morti. Li ha fatti a pezzi e li ha usati.

Adornato con le teste dei miei amici, è incespicato sulle loro viscere... Sono fuggito. Sono ancora vivo. L'unico sopravvissuto."

"Riesco ancora a sentirlo là fuori. Sa che sono qui. Non posso tornare alla forgia.

Ho trovato una verga di controllo dei golem. Per il momento, i golem lo stanno tenendo a bada. C'è un raggio di luce qui. Vedo la mia via di fuga, ma non riesco a raggiungerla. Il terreno è troppo umido e la roccia troppo scivolosa.

Potrei uscire là fuori e farla finita in fretta, oppure... restare qui. In entrambi i casi, la morte è certa."


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