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Canto della Luce

Copertina del Nuovo Canto della Luce di Cumberland

Il Canto della Luce è una raccolta di cantici che insieme formano i testi religiosi della Chiesa. Essi si basano sui racconti e gli insegnamenti di Andraste, sposa e profetessa del Creatore, e il Canto nacque probabilmente attorno al -130 Era Antica (1065 TE) dai suoi discepoli che collezionarono i suoi insegnamenti in inni dopo la sua morte. L'originale Canto della Luce consisteva in quattro cantici, conosciuti come "i Portenti". I quattro cantici sono Trenodie, Andraste, Trasfigurazioni, e Prove.[1] Nel tempo, sono emerse numerose versioni del Canto con molteplici interpretazioni di ciò che Andraste insegnava sul Creatore, divenendo prevalenti in svariate regioni del Thedas. Queste versioni sono chiamate "culti del Creatore".

Secondo la credenza comune, nella sua forma attuale il Canto è una raccolta dell'interpretazione orlesiana scritta dalla prima divina, Justinia I.[2] Tuttavia, lo stesso Canto canonico ha subito dei cambiamenti negli anni, il più noto è l'omissione del Cantico di Shartan a seguito delle Marce Sacre nelle Valli nei primi anni dell'Era della Gloria. I versi cancellati dall'attuale Canto sono conosciuti come "versi dissonanti".

Il Canto si divide in cantici, che sono ulteriormente divisi in strofe e versi. L'intero Canto della Luce richiede svariate settimane per recitarlo, e viene cantato per intero solo nella Gran Cattedrale di Val Royeaux, capitale di Orlais.[3] Il Canto copre un gran numero di argomenti, come la cosmogenesi, la storia dell'umanità, la storia di Andraste, e la fondazione della Chiesa. Alcuni sono semplicemente raccolte di inni. Altri sono insegnamenti specifici della Chiesa, mentre altri ancora sono riflessioni sul Creatore o incoraggiamenti verso il fedele. Nello stesso cantico una storia potrebbe essere raccontata più di una volta in stili diversi, in quanto ciascuna stanza può essere stata composta da diversi discepoli.

I membri della Chiesa credono che quando Andraste venne messa al rogo dai magister dell'Impero Tevinter, il Creatore voltò le spalle dalle sue creazioni. Diffondendo gli insegnamenti di Andraste guadagnano il suo perdono, e quando il Canto verrà cantato nei quattro angoli del mondo, il Creatore ritornerà. La fazione dei cantori arriva addirittura a dedicarsi a parlare solo e soltanto in versi del Canto, prendendo le sue parole come una guida: "Pronuncia solo la Parola. Canta solo il Canto. Allora la Città Dorata sarà tua".[4]

Il Canto della Luce più comunemente usato nel Thedas è quello della Chiesa Andrastiana. Mentre nell'Impero Tevinter viene usato il Canto della Luce Imperiale, che è più o meno composto diversamente, ed è usato solo dalla Chiesa Imperiale.

Nel 7:45 Era della Tempesta venne stampata una prima edizione in anteprima di consultazione, il risultato di decenni di ricerche storiche e traduzioni degli archivi della Chiesa da parte di numerosi fratelli e sorelle. La Divina Justinia V rilasciò poi il Nuovo Canto della Luce di Cumberland nel 9:38 Era del Drago, che include i versi dissonanti.

Cantici del Canto della Luce[]

Cantico di Andraste[]

Lì vidi la Città Nera, con torri sporcate,
E cancelli che un tempo brillavano d'oro erano ora chiusi per sempre
Il paradiso era colmo di silenzio, e fu allora che seppi tutto
E mi oltrepassò al cuore un'insostenibile onta.
— Cantico di Andraste 1:11[5]

Questo cantico si basa sulla canzone cantata da Andraste, che catturò l'interesse del Creatore e le offri un posto al suo fianco, in modo da poter governare su tutta la creazione.[6] E' uno dei cantici più contestati dell'intero Canto della Luce. Circa cinquecento versioni di questo cantico sono esistiti sino alla Divina Amalthea II, che creò il Conclave di Cumberland per determinare una versione canonica finale.[7]

Cantico dell'Apoteosi[]

Senza una spada né uno scudo, Andraste si arrese
Ai suoi nemici. E Maferath legò le mani di sua moglie
E la consegnò all'Arconte per giustiziarla.
— Cantico dell'Apoteosi 1:14[5]

Il cantico dell'Apoteosi racconta il tradimento e la morte di Andraste. Questo cantico è solitamente attribuito a Justinia, amica e discepola di Andraste, ma la sua paternità dell'opera è molto dibattuta. Ci sono speculazioni che legano l'Apoteosi con la Canzone del Tradimento, un progetto più vecchio citato per la prima volta nel -165 Era Antica (cinque anni prima che il tradimento di Maferath venne reso noto pubblicamente), ma siccome non sono mai state trovate copie verificabili di questa canzone, non si sa quanto sia effettivamente simile al cantico, se vi sono effettivamente somiglianze. La versione attualmente usata dalla Chiesa è datata -100 Era Antica e compare attorno all'epoca della vecchia Inquisizione.

Siccome nessun resoconto della storia include Justinia, e Havard era l'unico sopravvissuto ad aver assistito al tradimento, il cantico dell'Apoteosi ha portato alla leggenda che Justinia e Havard sarebbero scappati via insieme e avrebbero nascosto le ceneri di Andraste, fondando il culto che diventò poi in segreto la Chiesa.[8]

Cantico delle Benedizioni[]

Siano benedetti coloro che si ergono
Contro la corruzione e la malvagità e non vacillano.
Beati siano i custodi della pace, i paladini dei giusti.
— Cantico delle Benedizioni, 4:10-11[9]

I cantori sono soliti usare le righe di questo cantico, "Beati siano i custodi della pace, i paladini dei giusti"; le usano per ringraziare chi completa i lavori della loro bacheca.

Cantico dell'Erudizione[]

Il primo dei figli del Creatore osservò attraverso il Velo
E crebbe geloso della vita
Che non poteva sentire, non poteva toccare.
E nell'invida più nera nacquero i demoni.
-Erudizione 2:1[10]

Il cantico fu scritto dall'Arconte Hessarian in persona, e viene cantato ancora oggi nella Chiesa.[11]

Cantico delle Esaltazioni[]

Per sette volte settanta uomini di pietra immensi
Si alzarono dal terreno come dormienti che si svegliano all'alba,
Attraversando la terra a passi smisurati,
E nell'incavo delle loro impronte
Il paradiso vi era impresso, indelebile.
— Cantico delle Esaltazioni 1:5[5]

Il cantico delle Esaltazioni descrive dettagliatamente la visione di Kordillus Drakon I del ritorno del Creatore.

Questo è il cantico con la storia e la paternità d'opera più chiara di tutto il Canto. Venne scritta in lingua ciriana nel -12 Era Antica da quello che fu il principe Kordillus Drakon, anche se si crede che l'avesse riscritto più volte da imperatore prima di permettere alla Divina Justinia I di includerlo nel Canto. I collezionisti hanno pagato somme esorbitanti per avere copie delle sue bozze; la sua penultima versione è tenuta custodita a Val Royeaux insieme ai gioielli della corona reale di Orlais, mentre la bozza finale si trova in un caveau agli archivi della Gran Cattedrale.[12]

Cantico delle Trenodie[]

E così la Città Dorata è resa nera
Da ogni passo che muovete nelle mie Sale.
Ammirate la perfezione, poiché sta svanendo.
Avete portato il peccato in cielo
Lasciando un mondo in rovina.
—Cantico delle Trenodie, 8:13[13]

La trenodia nell'Antica Grecia era un canto funebre.[14] E il cantico racconta ripetutamente la creazione del mondo e la caduta dell'uomo.

La versione più vecchia del cantico venne scritta tra il -31 e il -11 Era Antica da Justinia I. Oggi si crede che quella fu in realtà una versione tradotta da una più antica tradizione orale: il “Canto funebre dello Schiavo”. I documenti legali del Tevinter datano la canzone al -182 Era Antica, in quanto veniva cantato dagli schiavi durante le insurrezioni. Il testo originale di Justinia venne scritto in lingua ciriana, e fu probabilmente tradotto dal Tevene, la lingua usata anticamente dagli schiavi dell'Impero.

Gli eruditi della Chiesa credono che molteplici racconti vennero creati dalle interpretazioni locali delle visioni di Andraste, diverse per cultura. Alcune strofe delle Trenodie affrontano argomenti come la creazione dell'Oblio e della Città Dorata, che più tardi venne invasa dai magister del Tevinter, e che la Chiesa dichiara che portò alla creazione dei primi prole oscura e del primo Flagello.

Il cantico delle Trenodie compone una parte del Canto che venne cantato e rivendicato più spesso da un gran numero di culture nel Thedas; questo è il motivo per cui sono state mantenute dalla Chiesa le differenze regionali.[15]

Cantico delle Trasfigurazioni[]

La magia esiste per servire gli uomini, non per governarli.
Stolti e corrotti sono coloro
che hanno usato il Suo dono
per rivolgerlo contro i Suoi figli.
Essi verranno chiamati Maleficarum, i maledetti,
e non troveranno pace in questo mondo
né oltre.
—Cantico delle Trasfigurazioni 1:2[16]

Questi versi raccolgono gli insegnamenti e i sermoni di Andraste. Strofe conosciute all'interno del cantico delle Trasfigurazioni includono la visione della Chiesa sulla magia e sui Maleficarum.

Si presume che il cantico sia un lavoro di Justinia, discepola di Andraste, che ha trascritto i versi parola per parola dalla profetessa stessa. L'attuale versione usata dalla Chiesa risale a un gruppo andrastiano del Ferelden del -130 Era Antica, presumibilmente la versione più vicina a quella che veniva diffusa tra gli Alamarri che seguivano Andraste e Maferath verso il nord. Siccome gli Alamarri non avevano un alfabeto scritto al tempo, gli insegnamenti di Andraste venivano sicuramente diffusi oralmente.[17]

Venne scritta una versione alternativa del cantico delle Trasfigurazioni dall'Arconte Hessarian. Rimuoveva i riferimenti al divieto contro la magia, e viene insegnato solo nella Chiesa Imperiale.[18]

Cantico delle Prove[]

Sebbene dinanzi a me vi sia soltanto oscurità,
Il Creatore sarà la mia guida.
Non resterò a vagare per le tortuose vie dell'Oblio.
Poiché non c'è tenebra nella Luce del Creatore
E nulla di ciò che Egli ha creato sarà perduto.
—Cantico delle Prove 1:14[19]

Si dice che il cantico delle Prove sia una raccolta di inni composta da Andraste in lode al Creatore. Gli studiosi della Chiesa credono che alcuni versi precedano la profetessa di un centinaio di anni o più, ed erano potenzialmente preghiere e inni agli dei dei pantheon locali, che vennero alterati quando le persone si unirono ad Andraste.

I versi del cantico delle Prove sono le più amate e quelle più citate del Canto della Luce.[20]

Cantico di Victoria[]

Tende la mano al cielo,
Con la spada il sole trafigge.
I fedeli dietro il suo scudo di ferro,
La inneggiano mentre il caos sconfigge.
—Cantico di Victoria 1:

“Chiunque fossimo prima non conta più. Ora siamo l'Inquisizione.” — L'Inquisitore
Questa sezione contiene spoiler per: Dragon Age: Inquisition. Clicca per rivelare.

Il cantico di Victoria si riferisce al nome scelto dalla Divina Justinia V per la sua succeditrice, Divina Victoria. Non si conosce abbastanza del cantico per capire a chi si riferiscono i versi, ma presumibilmente riguardano la stessa divina, o Andraste. Il cantico di Victoria viene menzionato soltanto se Cassandra Pentaghast diventa divina.[21]

Versi dissonanti[]

I versi dissonanti sono cantici non riconosciuti dal Canto della Luce ufficiale. Sono sconosciuti ai più fedeli, e la ragione del perché non sono riconosciuti sono fonte di studio e controversie da molto tempo. Uno dei motivi più ipotizzanti sembra essere puramente politico, piuttosto che di fede. Nel 9:38 Era del Drago, la Divina Justinia V ha rilasciato il Nuovo Canto della Luce di Cumberland, che contiene i versi dissonanti. Versi dissonanti conosciuti includono il cantico del Silenzio, il cantico di Shartan, e il cantico di Maferath.

Cantico del Silenzio[]

Gli Antichi Dei vi chiameranno.
Dalle loro antiche prigioni, intoneranno un canto.
Draghi con occhi malvagi e cuore malvagio,
L'inganno faranno levare su ali oscure.
Il primo dei miei figli, perduto nella notte.
—Cantico del Silenzio 3:6[22]

Il cantico racconta la storia dei sette magister che entrarono nella Città Dorata e la macchiarono con la loro corruzione, dando origine al Flagello.

Il testo originale del Silenzio fu scritto (più probabilmente in Tevene) dall'Arconte Hessarian, con la versione più vecchia datata al -160 Era Antica. Siccome venne scritta quasi duecento anni dopo gli eventi che descrive, non può essersi basata su conoscenze di prima mano, anche se, in quanto arconte, Hessarian potrebbe anche aver avuto accesso ai documenti storici custoditi nel Magisterium e raccolti dai suoi predecessori. Per questo, non si sa quanto di questo cantico sia effettivamente basato su fatti storici.

Venne storicamente diviso in tre stanze: la corruzione dei magister, l'assalto alla Città Dorata, e la loro conseguente caduta. La Chiesa crede che i versi vennero scritti per incolpare il sacerdozio degli Antichi Dei della causa del Flagello, e incitarono la rabbia dell'Impero contro i maghi altus presi di mira dal Cantico delle Trasfigurazioni alternativo di Hessarian.

Un Conclave stabilito dalla Divina Amara I nel 3:41 Era delle Torri, dichiarò che il cantico era troppo rievocativo della propaganda che supportava le azioni di Hessarian, e non era abbastanza sacro per rimanere parte del Canto ufficiale. E nonostante sia stato rimosso dal Canto, molti eruditi lo studiano ancora per la sua prospettiva sul Secondo Peccato.[23]

Cantico di Shartan[]

A una parola di Shartan, il cielo
Si fece scuro di frecce.
Con la nostra Signora, diecimila spade
Vennero estratte dalle guaine,
Un grande inno si levò sopra i Campi Valeriani, proclamando:
Coloro che erano schiavi ora sono liberi.
-Cantico di Shartan 10:1[24]

Il cantico racconta la storia di Shartan, un elfo schiavo del Tevinter che guidò i suoi compagni schiavi elfi in una rivolta, e si unì poi ad Andraste divenendo suo campione.

La paternità del cantico non è mai stata dichiarata. Le sue prime versioni apparirono nelle Valli, attorno al -140 Era Antica, e sono molto simili ad antiche fiabe elfiche che parlano di ribellione contro i tiranni guidati da un guerriero imbroglione. Nonostante le ribellioni degli schiavi nel centro Impero siano ben documentati, il ruolo di Shartan all'interno di essi non è mai stato verificato. In quanto solo pochi elfi potevano scrivere il Tevene, e molto della loro lingua era stata perdura, è possibile che il cantico sia stato preservato con una tradizione orale finché i clerici non lo trascrissero su ordine della Divina Justinia I nel 1:18 Era Divina. Si specula che vi siano svariati versi, se non addirittura un'intera stanza, che mancano tra la nona e la decima strofa.

Il cantico di Shartan venne cancellato dal Canto dalla Divina Renata I durante la Marcia Sacra sulle Valli, nell'Era della Gloria. Ella ordinò anche di rimuovere dai riferimenti della Chiesa tutto ciò che includeva gli elfi, incluse le orecchie da elfo del murale di Shartan, a Henri de Lydes. Questo verso dissonante e uno dei più studiati dagli eruditi e storici della Chiesa.[25]


“Immagino che tu abbia delle domande.”
Questa sezione contiene spoiler per: il DLC Intruso. Clicca per rivelare.

Se Leliana diventa divina, riconosce il Cantico di Shartan e lo reintegra nel Canto ufficiale, una mossa che separa profondamente gli andrastiani ed eventualmente porta a una ribellione per rifiutarla. Tuttavia la ribellione finisce come inizia: velocemente. E anche se molti credono che è stato a causa di lotte interne, alcuni sospettano che sia Leliana dietro al loro fallimento.

Cantico di Maferath[]

Il rancore consumò tutto ciò che era buono, gentile e amorevole, finché non rimase altro che il rancore stesso, stretto intorno al mio cuore come un grosso verme.
Nell'ora più oscura, mi ribellai a lei, giurando che l'avrei distrutta.
Nel momento della sua morte, capii ciò che avevo fatto e piansi.
Io porterò la sua parola nelle terre dei miei padri. In essa è contenuta la loro salvezza e la mia.
Ed ella venne da me in una visione, ponendomi una mano sul cuore.
Il suo tocco era come un fuoco che non bruciava. Grazie a quel tocco, io venni purificato.
Non disperare, disse lei, poiché il tuo tradimento è stato benedetto dal Creatore, e mi ha riportato al suo fianco.Non disperare, disse lei, poiché il tuo tradimento è stato benedetto dal Creatore, e mi ha riportato al suo fianco.
Sono stato perdonato.[26]

Il cantico racconta la storia del tradimento di Maferath. Fa parte dei Versi Dissonanti.

Note[]

  • Una parte della leggenda che riguarda le Lacrime di Andraste[27] è presente nel Canto della Luce.
  • Ci sono riferimenti a un Cantico della Penitenza [28] scritto dall'Arconte Hessarian, ma non vi sono versi conosciuti.
  • Il verso che dice che il Creatore tornerà quando il canto raggiungerà ogni angolo del mondo, può riferirsi alla Chiesa Andrastiana che diventa la forma di venerazione dominante nel mondo in tutte e quattro le razze: umani, elfi, nani e qunari o Vashoth. Tuttavia, gli insegnamenti della Chiesa mettono enfasi nelle differenze di razza, favorendo particolarmente gli umani.

Riferimenti[]

  1. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 49
  2. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 16
  3. Questa informazione proviene da una sorella nella Chiesa di Lothering: "Per intonare tutto il Canto occorrono intere settimane, e viene eseguito tutto soltanto alla Gran Cattedrale di Val Royeaux."
  4. Frase pronunciata dal cantore Devon a Lothering
  5. 5,0 5,1 5,2 Traduzione non ufficiale
  6. Voce del Codice: Andraste: Sposa del Creatore
  7. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 61
  8. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 70
  9. Voce del Codice: Paladini dei giusti
  10. Traduzione non ufficiale
  11. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 39
  12. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 74
  13. Voce del Codice: Un mondo in rovina
  14. Trenodia
  15. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 49
  16. Voce del Codice: I comandamenti del Creatore
  17. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 63
  18. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 39
  19. Estrapolato da dei dialoghi in Dragon Age: Inquisition
  20. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 65
  21. Voce del Codice: Cassandra Pentaghast (DAI)
  22. Voce del Codice: Occhi malvagi e cuore malvagio
  23. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 54
  24. Voce del Codice: La luna scura
  25. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 66
  26. Voce del Codice: Cantico di Maferath
  27. Si tratta di un oggetto recuperabile in Dragon Age: Origins
  28. Dragon Age: The World of Thedas, vol. 2, p. 39
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